L’Azione Cattolica Italiana al Concilio Vaticano II
Aspetti storici e prospettive teologiche (1959-1969)
di Salvatore Falzone
Pubblichiamo la presentazione al saggio di don Salvatore Falzone
“L’Azione Cattolica Italiana al Concilio Vaticano II”, curata da Mons.
Francesco Lo Manto, Arcivescovo di Siracusa (Studium edizioni, Roma
2021)
Il lavoro che si pubblica è frutto di un percorso iniziato nel
settembre 2011 nella Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia a Palermo;
sono stati anni in cui l’allievo ha seguito prima i corsi di licenza
nella sezione ecclesiologia e poi quelli per il dottorato di ricerca.
Egli ha approfondito le tematiche della fraternità e
dell’associazionismo, ha privilegiato i corsi e i seminari sul Concilio
Vaticano II, ha portato a termine alcune pubblicazioni di interesse
locale, ma pur sempre coerenti con il tema di interesse generale scelto
per elaborare la dissertazione dottorale. Inoltre, seguendo le
indicazioni dei docenti della Facoltà Teologica, ha ampliato l’iter di
ricerche presso alcuni istituti fuori dall’isola (Roma, Milano e
Bologna) al fine di recuperare la documentazione opportuna al progetto
di ricerca che lui stesso aveva presentato in aprile 2015.
La tesi dottorale si è configurata secondo una peculiare impostazione:
aspetti storici e prospettive teologiche, cioè: la storia e la
teologia, declinate in rapporto all’opera formativa e all’esperienza
associativa dell’Azione cattolica italiana. Non ci si trova davanti a
un lavoro di storia ecclesiastica, in senso vero e proprio, ma si
considera la storia dell’Italia repubblicana come cornice in cui si è
manifestato l’ampio interesse del laicato organizzato in favore del
Concilio Vaticano II.
Poiché si operava all’interno di una Facoltà Teologica la ricerca
dell’allievo, come dice nella sua introduzione, consiste di «esaminare
in modo sistematico i vari scritti di esponenti dell’Azione cattolica
italiana e valutarli in ordine ad una euristica ecclesiologica». Ciò ha
indotto così a lavorare su un doppio registro: enucleare le vicende
storiche dell’Associazione – almeno negli anni a cavallo dell’assise
ecumenica fra 1959 e 1969 – e rilevare le prospettive teologiche
emergenti dal rapporto fecondo e dinamico tra concilio e movimento
laicale. Altresì, dall’indagine svolta presso gli archivi centrali
dell’Azione cattolica italiana o presso biblioteche specialistiche, è
emerso un contesto culturale e sociale ampio; ovvero, come la compagine
associativa nazionale abbia interagito con i movimenti internazionali
di Azione cattolica e in senso più ampio con le organizzazioni laicali.
È stata pure valutata in fase euristica l’ipotesi di enucleare quale
contributo teologico abbia dato l’Azione cattolica al Vaticano II.
Avendo riscontrato che tale pista di ricerca non trovava sufficiente
suffragio nelle fonti, l’allievo si è concentrato sulla riflessione che
si conduceva tra i sodali dell’Azione cattolica. Nello stesso tempo si
teneva conto della riflessione teologica che da varie scuole di
pensiero si portava al concilio e alla quale attingevano gli stessi
esponenti del laicato cattolico.
Viene pubblicato pertanto un lavoro che non riguarda né solamente
l’Azione cattolica né soltanto il concilio: anzi, non è la riflessione
teologica dell’Azione cattolica e non è la riflessione teologica del
concilio, mentre per così dire era in corso. L’approccio, curato sul
piano metodologico, è stato di rilevare quale tipo partecipazione al
concilio abbia manifestato, a suo tempo, l’Azione cattolica italiana.
Il “caso italiano” di fatto è stato rilevante, poiché era espressione
più diretta rispetto ad altre nazioni degli indirizzi dei pontefici Pio
XI e Pio XII. Nondimeno la compagine associativa italiana ha
intrecciato vari legami con i movimenti di Azione cattolica, presenti
in Europa, e in particolare con l’impostazione francese dell’apostolato
dei laici. Tutto ciò ha coinvolto vari esponenti della gerarchia e in
particolare coloro che secondo il loro personale curriculum erano stati
assistenti dell’Associazione.
Sul piano di un apporto speculativo la ricerca si distingue per aver
messo in luce la soggettualità ecclesiale dei laici, il passaggio dal
concetto di novus Israel (come diceva la Chiesa di se stessa prima del
concilio) alla categoria di nuovo popolo di Dio, il ruolo della Chiesa
locale e dell’episcopato regionale, riscoperto come soggetto
interlocutore della Chiesa universale. A quest’ultimo sviluppo ha molto
contribuito a suo tempo il magistero di Giovanni XXIII e di Paolo VI.
L’allievo si è applicato pure allo studio degli Acta et Documenta e
degli Acta Synodalia che si sono rivelati uno strumento preziosissimo
in ordine alla ricerca abbozzata. Altri sussidi validi sono stati i
volumi pubblicati dall’Ateneo della Santa Croce di Roma, e in
particolare la sinossi curata da Francisco Gil Hellín per l’iter
redazionale della Lumen gentium. Com’è noto, Hellín ha presentato la
sinossi di alcuni documenti del concilio, facendo emergere così le
osservazioni dei vescovi al concilio.
L’esposizione dell’argomento, sviluppato in tre sezioni, risulta
calibrato secondo un coerente disegno annunciato nell’introduzione; e
frutto dell’applicazione del metodo storico-critico si può considerare
l’appendice documentaria.
Esito complessivo del lavoro svolto si può considerare l’istanza di
superare la locuzione teologia del laicato. Più che il binomio:
gerarchia-laici, laici-gerarchia, il quadro qui tracciato fin sulla
soglia degli anni settanta si ispira al contributo del teologo
domenicano Yves Congar, giunto nella fase più matura della sua
riflessione ecclesiologica: superando la stagione pioneristica dei
Jalons – i Fondamenti – della teologia del laicato, lo stesso teologo
francese aveva riformulato i termini della questione, declinati a
partire da categorie come ministeri e comunità.
Quanto ad altri apporti originali della pubblicazione si può rilevare
un aspetto interessante: l’umanesimo tomistico e il personalismo
comunitario che circolavano a vari livelli nelle associazioni
cattoliche. Questo ha favorito la convergenza di sensibilità culturali,
diverse e peculiari nello stesso tempo; esperti di scienze giuridiche
come Vittorio Bachelet ed esperti di letteratura cristiana antica come
Giuseppe Lazzati convergevano nelle riflessioni che i vescovi e i
periti del concilio formulavano intorno alle realtà terrestri,
all’impegno politico dei cattolici, alla dottrina sociale della Chiesa.
Anche altri aspetti della ricerca risultano interessanti: la dimensione
pneumatologica ed escatologica della Chiesa; la vocazione delle
associazioni cattoliche ad essere immagine dell’Ecclesia de Trinitate,
la dimensione temporale della Chiesa in rapporto alla rilevanza
dell’agire politico.
L’apporto globale si può cogliere sia dalla documentazione originale
reperita, sia dalla riflessione condotta in modo diligente con
l’ausilio di alcuni docenti della Facoltà Teologica dell’isola.
Quest’ultima è stata per me la sede di maggior impegno accademico e
colgo l’occasione di ringraziare i colleghi che con i loro consigli
hanno seguito genesi e sviluppo della tesi dottorale che ora, rivista,
si dà alle stampe.
† Francesco Lomanto
Arcivescovo di Siracusa
*Salvatore Falzone attualmente
è parroco al Carmelo di Mussomeli, paese dove ha vissuto sino alla
fanciullezza. Ha sviluppato un solido iter di studi ecclesiastici e ha
pubblicato alcune ricerche sulle associazioni cattoliche presenti nelle
parrocchie della diocesi nissena.