La Sicilia, 29 gennaio 2004, Cronache di Agrigento e provinciaIl termovalorizzatore e La MargheritaIl coordinatore provinciale Cusumano sintetizza quanto letto sul nostro forum e lancia alcune ideeNuovo intervento della Margherita, per mano del suo coordinatore provinciale Diego Cusumano, che fa una sintesi di quanto fin qui è stato scritto dai diversi personaggi che hanno aderito spontaneamente alla nostra iniziativae fa alcune proposte. Un ulteriore passaggio che, si spera, possa portare dalla fase dialettica a quella operativa. Ecco quanto ci scrive Cusumano.«Il piano regionale dei Rifiuti è un problema troppo grande per tutta la comunità, ed in quanto tale, riteniamo necessario prendere una posizione ufficiale come Partito, assumendoci le nostre responsabilità davanti ai cittadini. Il forum che voi avete attivato diventa essenziale affinché la dialettica politica possa alla fine essere costruttiva. Riflettiamoci assieme senza far immaginare chissà quale speculazione. Vari interventi pubblicati dal Vostro giornale in questi giorni ci danno una chiara lettura del problema, di fatto, i vari interventi, vanno solo messi assieme. 1) I sindaci si lamentano perché il sistema è troppo costoso, troppi sono i rifiuti da portare in discarica e troppo alti sono, di conseguenza, i costi del sistema. 2) I medici dei paesi del Comprensorio della Valle del Platani sono molto preoccupati per i danni alla salute dei cittadini che apporterebbero sia l’inceneritore (zona industriale di Casteltermini) che le due megadiscariche (Aragona ed Acquaviva Platani). 3) Il Commissario Regionale accusa invece i sindaci per non aver provveduto anzitempo alla raccolta differenziata e quindi di portare tutto in discarica, con conseguenti aggravi di costi e di inquinamento. 4) Il presidente Fontana sottolinea la validità del sistema, ma pone l’accento sul limite alla possibilità di fare riciclaggio previsto dal piano. 5) Il presidente Cuffaro ci sottolinea che dall’analisi dei costi-benefici il piano è una soluzione ottimale. Io vi dico che di fatto tutti dicono una parte di verità perché effettivamente tutto il piano è un problema e per capirlo basta leggerlo.Una cosa è certa: la nostra società produce rifiuti e questi devono essere smaltiti. A tutt’oggi lo smaltimento dei rifiuti non è stato in sintonia con l’ambiente. Molte sono le discariche che inquinano così come sono molti i rifiuti inquinanti dispersi nel territorio. Noi dobbiamo partire dal presupposto di considerare i rifiuti non come un costoso problema, ma anche come risorsa da valorizzare. Questa breve considerazione è contenuta nel decreto Ronchi che non è altro il frutto del recepimento della normativa comunitaria. In sintesi, il decreto Ronchi parte dalla raccolta differenziata, dal recupero delle materie prime, dal loro riciclaggio e la termovalorizzazione è considerata come possibilità residuale per il recupero energetico dal trattamento dei rifiuti. Il piano proposto dall’attuale Commissario si basa sugli inceneritori e considera un optional la raccolta differenziata alla quale pone un tetto, non incentivandola. In Sicilia le cifre si aggirano tra il 5 - 6% rispetto al 30% circa del Nord Italia e, per restare in tema di cifre, dal dossier presentato dai parlamentari regionali della Margherita, emerge che il bando sotto accusa «sposta» l’obiettivo di raccolta differenziata dal 35% al 31 dicembre 2003 (quota prevista dal decreto Ronchi) al 15%, mentre per fine 2005 l’avviso pubblico prevede di raggiungere il 25%, e non il 50%, quota prevista dal decreto medesimo. Gli obiettivi di raccolta differenziata vengono ridotti rispetto al precedente PIER (priorità interventi emergenza rifiuti decreto Commissario 25/7/2000), dal 50% a regime al 35%, inoltre prima si trattava di obiettivi minimi oggi si tratta di una soglia non superabile: i comuni saranno obbligati a garantire al termovalorizzatore non meno del 65% dei rifiuti prodotti. Nonostante queste fondamentali obiezioni il Commissario per l’emercoordinatore provinciale «La Margherita» genza rifiuti, nonché Presidente della Regione siciliana, è andato avanti ed ha appaltato a quattro A.T.I. (associazione temporanea di imprese) la realizzazione di 4 mega inceneritori a Bellolampo (PA); Casteltermini (AG); Paternò (CT); Augusta (SR). La scelta degli inceneritori diventa il cuore di un enorme business, di circa 673 milioni di euro, legato al ciclo dei rifiuti in Sicilia. Ogni inceneritore comporterà un investimento compreso tra 60 e 100 milioni d’euro, che dovrà essere ripagato attraverso l’esercizio dell’impianto. E’ ovvio che un impianto produrrà più profitti quante più tonnellate di rifiuti brucerà. Con gli inceneritori sarà disincentivata la raccolta differenziata e si trasferirà ad essi più materiali possibile e con più alto potere calorico. Risultato: 1) minore riciclaggio; 2) minore introito per i Comuni dall’eventuale vendita dei materiali riciclati; 3) maggiore costo per i Comuni, dato che senza il riciclaggio è maggiore il tonnellaggio dei rifiuti portati a discarica; 4) maggiore è il danno per la salute dei cittadini in quanto i rifiuti - tra i quali la plastica - che si immettono negli inceneritori producono sostanze tossiche e cancerogene (quali diossina, furani, arsenio, cadmio, mercurio, ecc.) che generano tumori, malattie asmatiche, respiratorie, leucemie, ed altro. Inoltre, questo sistema non crea occupazione. Infatti, la costruzione e l’esercizio di un impianto determina un livello occupazionale inferiore al personale impiegato nelle industrie, pubbliche e private, del riciclaggio del materiale.E’ da sottolineare che, nel Piano Regionale dei Rifiuti, questioni come la gestione dei rifiuti speciali e pericolosi nonché quella degli inerti (dove più si concentra l’attenzione della criminalità organizzata) vengono rinviate assieme a quella delle bonifiche delle discariche. In esso non sono definiti indirizzi chiari sull’incentivazione della riduzione dei rifiuti prodotti, della raccolta differenziata, della gestione degli elettrodomestici da rottamare, ecc. La questione dei controlli non è neppure sfiorata. L’ARPA SICILIA (Associazione Regionale Per l’Ambiente), unico Ente titolato al controllo della sicurezza degli impianti, versa in condizioni di disagio per mancanza di risorse umane ed economiche. L’inosservanza di numerose leggi, tra le più importanti direttive comunitarie che prevedono l’obbligo dell’informazione delle popolazioni ed il loro coinvolgimento, sconvolge totalmente le normali procedure. La prima cosa da fare è richiedere e ottenere il massimo delle informazioni su quello che si vuole realizzare, sui pericoli connessi, sui sistemi di controllo, sull’utilità e sull’efficienza delle scelte compiute. Poi occorre rivendicare il diritto-dovere, costituzionalmente garantito, da parte delle istituzioni locali di poter decidere o almeno di essere attivamente coinvolti nelle decisioni. L’intenzione che ci anima non è quella di fare «terrorismo ecologico» o di demonizzare in assoluto i termovalorizzatori. La nostra intenzione è quella di contestare e di contrastare efficacemente scelte sbagliate e che si presentano cariche di rischi per la collettività». DIEGO CUSUMANO Coordinatore provinciale «La Margherita» |