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Campofranco 30 aprile 2004 ing. Stefano Diprima (Relazione tenuta ad Aragona il 30 aprile 2004 su invito della Federazione provinciale dei Verdi di Agrigento) NEL SISTEMA INTEGRATO AGRIGENTO: VERSO QUALE SOLUZIONE? Ringrazio gli organizzatori di questo incontro per avermi offerto l'occasione di esporvi le riflessioni maturate sulla base di ricerche fatte al fine di prendere, sul problema RIFIUTI, una posizione consapevole e responsabile. Tutti sentiamo il bisogno di avere informazioni chiare e sicure sugli impianti che ci vengono proposti. Questo scambio di idee è quanto mai opportuno ed importante. La soluzione che verrà data al problema RIFIUTI ci tocca tutti direttamente al massimo livello perché inciderà sulla sicurezza nostra e dei nostri figli, sull'ambiente in cui sono vissuti i nostri avi e noi stessi. Anche lo sviluppo economico dei nostri paesi è legato alle scelte che verranno fatte. Non è soltanto un problema politico e amministrativo: dobbiamo occuparci di RIFIUTI URBANI per non diventare noi stessi RIFIUTI UMANI. Siamo chiamati ad esaminare il problema sia sotto l'aspetto tecnico ed ambientale sia sotto l'aspetto dell'accettabilità sociale delle soluzioni che ci vengono proposte. Come abbiamo fatto prima a Casteltermini, a Sutera, a Campofranco, a Milena, a San Giovanni Gemini, a Mussomeli, anche oggi qui ad Aragona, ci ritroviamo per maturare una convinzione motivata e responsabile che ci porti ad una forte e comune presa di posizione. I comuni inclusi nel Sistema Integrato Agrigento sono 92, ma sono solo i pochi comuni che si affacciano con i loro territori sulla valle del Platani che sono chiamati a mobilitarsi. Infatti se guardiamo il rapporto costi - benefici relativamente alla soluzione propostaci per lo smaltimento dei rifiuti, rileviamo che i benefici sono diffusi sui comuni lontani dagli impianti ed i costi sono concentrati solo sui nostri comuni vicini agli impianti stessi. Lungo l'asse stradale Agrigento - Palermo, e più particolarmente tra Aragona ed Acquaviva sono previsti due discariche (Aragona ed Acquaviva (1)), due impianti di selezione e compostaggio (Aragona e Casteltermini), un megatermovalorizzatore (Casteltermini). È da dire che quando diciamo Casteltermini dobbiamo anche precisare che in effetti il comune più vicino è Campofranco (1.2 km), ma anche tutti gli altri comuni della valle del Platani ne sono direttamente coinvolti. Ecco perché siamo noi, abitanti nella valle, che dobbiamo prendere le decisioni finali. Abbiamo già da alcuni mesi avuto incontri informativi, dibattiti, manifestazioni di protesta e volantinaggi. Avremmo forse dovuto dare più spazio ad una informazione più documentata e tecnica anziché puntare principalmente su reazioni emotive di massa. Oggi torniamo a riunirci ben consapevoli che abbiamo poco tempo innanzi a noi e tante iniziative da prendere per potere cambiare le cose. Occorre perciò mettere a fuoco gli argomenti più importanti. È per tale motivo che mi soffermerò su tre aspetti del problema che mi sembrano, nelle circostanze attuali, meritevoli di tutta la nostra attenzione:
1. dobbiamo attivare una efficace raccolta differenziata (2) concordata tra i vari comuni e dobbiamo ridurre (3) la quantità di rifiuti prodotti. Diciamo subito che siamo obbligati per legge a fare la raccolta differenziata e che tale raccolta è necessaria e viene fatta in tutti i paesi progrediti del mondo. La raccolta deve essere efficace cioè fatta bene. Per essere efficace deve essere efficiente la organizzazione di essa. Perché la organizzazione sia efficiente deve essere concordata tra i vari comuni in modo che le differenti componenti della raccolta possano confluire facilmente agli stessi recapiti finali. Come realizzare la raccolta differenziata? Ne faccio una descrizione tipo, con l'avvertenza che il Coordinamento dei vari comuni potrà modificarla adattandola alle reali esigenze. Gli strumenti possibili e più usati sono:
A livello di Coordinamento dei comuni, occorre preparare degli ispettori ecologici che abbiano il compito di vigilare sulla prevenzione e sul corretto comportamento del cittadino relativamente al deposito dei rifiuti. Detti ispettori con la qualifica di agenti di polizia amministrativa, dovranno accertare e contestare l'abbandono di rifiuti sul suolo pubblico e nelle acque, lo spostamento dei cassonetti, la mancata rimozione delle deiezioni animali e la pulizia del suolo. Anche la istituzione di incentivi economici a favore della differenziazione potrebbe essere utile così come anche l'attivazione di sanzioni per infrazioni igienico ambientali (che oggi restano generalmente impunite). Oggi nei nostri Comuni la raccolta differenziata si attesta attorno al 2 %; bisogna arrivare in pochi anni al 35 % (in alcuni Comuni italiani si arriva già al 50%). L'obiettivo più importante ed impegnativo da raggiungere è il cambiamento di mentalità nei riguardi dei rifiuti da parte di cittadini ed amministratori e conseguentemente il cambiamento del nostro comportamento: dobbiamo ridurre la quantità di rifiuti prodotti ed incrementarne la differenziazione. 2. dobbiamo respingere con forza lo schema propostoci che culmina nel grande termovalorizzatore, dandone le motivazioni. Non vi è alcuna legge che obblighi la pubblica amministrazione a scegliere un particolare sistema di smaltimento dei rifiuti. In Sicilia è accaduto un fatto grave: all'insaputa della società civile, è stata affidata ad un gruppo di aziende avente l'ENEL come capofila (4) il compito di individuare il sistema di smaltimento, il numero e le aree dei bacini per l'intera Sicilia e la localizzazione degli impianti. Ciò è stato fatto contro ogni disposizione di legge nazionale e di direttive europee. Già la centrale elettrica di Porto Empedocle crea attualmente problemi di inquinamento e l'ENEL ha, così, approntato il rimedio: produrre energia elettrica utilizzando i rifiuti di 92 comuni (963.903 abitanti). Non è difficile immaginare che la prima localizzazione del termovalorizzatore fosse stata proprio a Porto Empedocle e che in un secondo tempo sia stata dirottata a Casteltermini. Lo si deduce dalla Relazione tecnica allegata al progetto (codiceRT(PEM. 101.02.10.25/1). Riporto testualmente quanto scritto a pag. 8 di essa: "Avendo la Amministrazione comunale di Porto Empedocle chiesto, con lettera Prot. N° 1282 del 12/07/2002, al presidente dell'ASI di Agrigento di mettere a disposizione un sito per la collocazione dell'impianto di termovalorizzazione lontano da centri abitati, è stata resa disponibile l'area posizionata tra il nucleo industriale della città di Casteltermini e la C/da Spagnolo, all'interno dell'area ASI di Casteltermini (Lotti 9-10-13°-13B.14-17). Pertanto il progetto oggetto della presente relazione prevede la realizzazione di un impianto di termovalorizzazione presso l'area ASI di Casteltermini. Con la suddetta scelta, a parità di impianti termoelettrici nella provincia di Agrigento, la produzione di energia elettrica da rifiuti del nuovo termovalorizzatore (31,6 MW netti) si configura come sostitutiva della generazione realizzata con combustibile tradizionale presso la centrale di Porto Empedocle" Perché è stata l'Amministrazione comunale di Porto Empedocle a chiedere un sito per l'impianto del termovalorizzatore? Chi glie ne ha dato l'incarico ed a quale titolo? Non è difficile pensare che sia stata una scelta manovrata ed è certo che è mancato totalmente il necessario consenso sociale.(5) Perché respingiamo il sistema di smaltimento predisposto dall'Ufficio del Delegato? I motivi principali sono i seguenti:
3. dobbiamo indicare delle alternative che risolvono meglio lo smaltimento dei rifiuti. Quali le possibili alternative? I termovalorizzatori sono la soluzione più semplice al problema rifiuti: si bruciano e si produce energia elettrica. In tante città, però, ai termovalorizzatori sono stati preferiti altri sistemi tra cui il più diffuso è il riciclaggio unito alla bio-ossidazione, cioè al compostaggio (Genova ancora oggi ne è un esempio). Ciò però richiede che si faccia una forte differenziazione. Mi rendo conto che parlare di differenziazione in alte proporzioni, oggi potrebbe fare sorridere. Siamo in tale campo un fanalino di coda dell'intera Europa e non è riscontrabile ancora un particolare impegno in tal senso. Ed allora sarà opportuno, mentre iniziamo un cammino educativo e di sensibilizzazione alla differenziazione, pensare ad un sistema diffuso di piccoli termovalorizzatori di capacità simile a quella delle altre zone d'Italia: attorno a 90.000 tonnellate per anno. Cioè circa un terzo della capacità di quello che ci viene proposto. Si avrebbero così in Sicilia un numero di termovalorizzatori compreso tra 9 (quante sono le province) e 14. Quali i vantaggi?
Ho sollecitato un maggiore impegno dei cittadini e degli amministratori nel diffondere la differenziazione dei rifiuti. Ho evidenziato i motivi che mi fanno dire NO al grande termovalorizzatore. Ho prospettato una proposta alternativa alla termovalorizzazione brutale. Ho proposto che nel breve termine ci si avvalga di piccoli termovalorizzatori (di potenza vicina a quella media dei termovalorizzatore italiani: 90.000 t/a) diffusi in aree a quote elevate, lontane dai centri abitati, dai siti turistici e dalle aree industriali per puntare, nel lungo termine, allo smaltimenti per riciclaggio e bio-ossidazione (cioè al compostaggio). In molti paesi del mondo i termovalorizzatori vengono chiusi. Negli Stati Uniti solo per il 16 % dei rifiuti si fa ricorso ai termovalorizzatori; mentre il riciclaggio, in grande crescita, "smaltisce" dal 30 al 40 % dei rifiuti. New York ha chiuso i suoi inceneritori. Gli ultimi tre sono stati messi fuori servizio nel 1993. In Danimarca attualmente vanno al riciclaggio il 64% dei rifiuti, alla termovalorizzazione il 24% ed allo smaltimento il 12%. Anche in Austria, in Svezia ed in Francia un'alta quota di termovalorizzazione coesiste con alti tassi di riciclaggio, suggerendo che recupero di materia e di energia non sono necessariamente alternativi tra loro ma si sono sviluppati come alternativa alla discarica. La città di Alameda, nel nuovo Messico, che nel 1990 riciclava il 15 % dei suoi rifiuti è riuscita a raggiungere il 64 % nel 1999 (17). Ciò dice che se ci si impegna, si riesce. Concludo auspicando un ripensamento da parte del Commissario delegato ed un grande impegno di tutti sulla via della modernità in difesa della salute della nostra gente e dello sviluppo economico della nostra Valle del Platani. Nota 1: Nell'ultimo aggiornamento del progetto (2004), la discarica di Acquaviva è soppressa ed i rifiuti che dovevano affluire ad essa affluiranno a quella di Aragona la cui capacità risulta in conseguenza molto aumentata. Nota 2: In questa sede ci occupiamo particolarmente di rifiuti urbani ma dobbiamo tenere presente che vi sono tanti altri rifiuti generati all'interno delle attività agricole, pastorizie, industriali, sanitarie ecc. di cui ci si deve pure occupare. Nota 3: Estratto dalla Decisione n. 1600/2002/CE : Obiettivi da raggiungere entro il 2010. VI programma comunitario di azione in materia di ambiente: "- conseguire una sensibile riduzione complessiva delle quantità di rifiuti prodotte mediante iniziative di prevenzione nel settore, una maggiore efficienza delle risorse ed il passaggio a modelli di produzione e di consumi più sostenibili; - conseguire una sensibile riduzione delle quantità di rifiuti destinati alla eliminazione nonché delle quantità di rifiuti pericolose prodotte, evitando un aumento delle emissioni nell'aria, nell'acqua, nel terreno; incentivare il riutilizzo, e per quanto riguarda i rifiuti tuttora prodotti: il loro livello di pericolosità dovrebbe essere diminuito ed essi dovrebbero comportare il minimo rischio possibile; occorrerebbe dare la priorità al recupero, segnatamente al riciclaggio; i rifiuti destinati all'eliminazione dovrebbero essere ridotti al minimo ed essere eliminati in modo sicuro; il sito di trattamento dei rifiuti destinati allo smaltimento dovrebbe essere situato il più possibile vicino al luogo di produzione, sempre che ciò non comporti una riduzione dell'efficacia per quanto riguarda le operazioni di trattamento dei rifiuti". Nota 4: Si tratta del raggruppamento temporaneo di imprese costituito da Elettroambiente, Enel Produzione, AMIA, Emit e Catanzaro Costruzioni. Nota 5: La Comunità Europea e tutti gli stati membri hanno sottoscritto la convenzione di Århus che garantisce il diritto di partecipazione del pubblico alle attività decisionali in materia ambientale. Tale convenzione è entrata in vigore il 30/06/2001. Per pubblico si intende sia una persona singola che più persone associate (vedi direttive 75/442/CEE; 94/62/CE; 96/62/CE; 2000/60/CE; 2001/42/CE; 2003/4/CE). Nota 6: Confronta pag. 67 dello Studio di impatto ambientale (elaborato progettuale P218/00 - R057/03 - REV.2 datato 19 05.2003). Il potere calorifico medio della componente secca avviata al termovalorizzatore è previsto in 3.000 kcal/kg. A pag. 77 dello stesso Studio è detto testualmente: "L'impianto però è stato progettato per una potenzialità di trattamento giornaliero di circa 1.014 tonnellate (cioè 2.900 m3) lavorativo per un totale conferito annuo di 316.555 tonnellate". Tale potenza è stata ritenuta accettabile tenendo conto che con il trascorrere degli anni si avrà da una parte una diminuzione della quantità di rifiuti da trattare causata dall'aumento della quota differenziata mentre, d'altra parte si avrà un aumento determinato dal previsto incremento della quantità dei rifiuti prodotti. L'impianti funzionerà 312 giorni lavorativi per anno con turni di 22 x 8 ore/giorno (vedi pag. 87). Nota 7: Confronta ibidem pag. 39. Nota 8: I fumi dei due camini ed i cattivi odori interesseranno un'area che dipenderà anche dalla direzione dei venti. Per tale motivo fu importante fare riferimento a dati meteorologici storici per avere la rosa dei venti. A pag. 109 viene detto che sono stati (stranamente) utilizzati dati rilevati a Prizzi (dall'ENEL-Aeronautica militare) negli anni 1951-1991. Nota 9: Le diossine sono state conosciute dall'opinione pubblica italiana dall'incidente verificatosi nel 1976 nell'industria chimica "ICMESA" di Seveso. Sono chiamate diossine circa trenta particolari molecole altamente tossiche. La più pericolosa tra esse è la Tetra Cloro Dibenzo para Diossina (TCDD). Il limite fissato dalla UE per l'emissione di diossine da parte degli inceneritori è di 0,1 nanogrammo (= cioè a 0,1 miliardesimo di grammo, pari a 100 picogrammi) per metro cubo di fumi emessi dal camino. Tale limite è dovuto anche al fatto che la tecnologia oggi non consente limiti più bassi. Nota 10: Cfr. pag. 68 dello Studio di impatto ambientale elaborato prog. P218/00 - R057/03 - REV.2 datato 19 05.2003. Nota 11: Il dipartimento provinciale dell'ARPA a Caltanissetta è nel viale della Regione, 64 (telefono 0934-506 624); ad Agrigento è in via Crispi, 46 (tel. 0922-24981 / 29228); a Palermo la Direzione Generale Regionale è in via Ugo La Malfa 169 (tel. centralino 091-6968693/92). Nota 12: Confronta pag. 131 dello Studio di impatto ambientale: elaborato progettuale P218/00 - R057/03 - REV.2 datato 19 05.2003. Nota 13: Confronta ibidem pag. 131. Nota 14: Confronta ibidem pag. 144. Nota 15: La misura matematica del rischio legato ad un danno temuto è data da un numero che è il prodotto della entità del danno per la probabilità che l'evento si verifichi. Nota 16: Un altro approccio possibile per la valutazione degli effetti ambientali di un impianto di termovalorizzazione è quello di ricondurli tutti a valori economici, "monetizzando" tutti gli impatti provocati dall'impianto stesso. Vengono valutati cioè i "costi esterni" o, più in generale, le "esternalità" che sono costi ricondotti sul piano economico che i responsabili dell'attività in genere non considerano perché esterni all'attività stessa (tale valutazione ad esempio è stata fatta per il termovalorizzatore di Trezzo sull'Adda) Nota 17: Confronta il sito di Italia Nostra: http://www.village.it/italianostra/storieincenerite.html |