Campofranco 30 aprile 2004
ing. Stefano Diprima
(Relazione tenuta ad Aragona il 30 aprile 2004 su invito della Federazione provinciale dei Verdi di Agrigento)


RIFIUTI URBANI
NEL SISTEMA INTEGRATO AGRIGENTO:
VERSO QUALE SOLUZIONE?

Ringrazio gli organizzatori di questo incontro per avermi offerto l'occasione di esporvi le riflessioni maturate sulla base di ricerche fatte al fine di prendere, sul problema RIFIUTI, una posizione consapevole e responsabile.
Tutti sentiamo il bisogno di avere informazioni chiare e sicure sugli impianti che ci vengono proposti. Questo scambio di idee è quanto mai opportuno ed importante. La soluzione che verrà data al problema RIFIUTI ci tocca tutti direttamente al massimo livello perché inciderà sulla sicurezza nostra e dei nostri figli, sull'ambiente in cui sono vissuti i nostri avi e noi stessi. Anche lo sviluppo economico dei nostri paesi è legato alle scelte che verranno fatte. Non è soltanto un problema politico e amministrativo:
dobbiamo occuparci di RIFIUTI URBANI per non diventare noi stessi RIFIUTI UMANI.
Siamo chiamati ad esaminare il problema sia sotto l'aspetto tecnico ed ambientale sia sotto l'aspetto dell'accettabilità sociale delle soluzioni che ci vengono proposte.
Come abbiamo fatto prima a Casteltermini, a Sutera, a Campofranco, a Milena, a San Giovanni Gemini, a Mussomeli, anche oggi qui ad Aragona, ci ritroviamo per maturare una convinzione motivata e responsabile che ci porti ad una forte e comune presa di posizione.
I comuni inclusi nel Sistema Integrato Agrigento sono 92, ma sono solo i pochi comuni che si affacciano con i loro territori sulla valle del Platani che sono chiamati a mobilitarsi. Infatti se guardiamo il rapporto costi - benefici relativamente alla soluzione propostaci per lo smaltimento dei rifiuti, rileviamo che i benefici sono diffusi sui comuni lontani dagli impianti ed i costi sono concentrati solo sui nostri comuni vicini agli impianti stessi. Lungo l'asse stradale Agrigento - Palermo, e più particolarmente tra Aragona ed Acquaviva sono previsti due discariche (Aragona ed Acquaviva (1)), due impianti di selezione e compostaggio (Aragona e Casteltermini), un megatermovalorizzatore (Casteltermini). È da dire che quando diciamo Casteltermini dobbiamo anche precisare che in effetti il comune più vicino è Campofranco (1.2 km), ma anche tutti gli altri comuni della valle del Platani ne sono direttamente coinvolti.
Ecco perché siamo noi, abitanti nella valle, che dobbiamo prendere le decisioni finali.
Abbiamo già da alcuni mesi avuto incontri informativi, dibattiti, manifestazioni di protesta e volantinaggi. Avremmo forse dovuto dare più spazio ad una informazione più documentata e tecnica anziché puntare principalmente su reazioni emotive di massa.
Oggi torniamo a riunirci ben consapevoli che abbiamo poco tempo innanzi a noi e tante iniziative da prendere per potere cambiare le cose. Occorre perciò mettere a fuoco gli argomenti più importanti. È per tale motivo che mi soffermerò su tre aspetti del problema che mi sembrano, nelle circostanze attuali, meritevoli di tutta la nostra attenzione:
  1. dobbiamo attivare una efficace raccolta differenziata concordata tra i vari comuni e dobbiamo ridurre la quantità di rifiuti prodotti;
  2. dobbiamo respingere con forza lo schema propostoci che culmina nel grande termovalorizzatore, dandone le motivazioni;
  3. dobbiamo indicare delle alternative che risolvono meglio lo smaltimento dei rifiuti.

1. dobbiamo attivare una efficace raccolta differenziata (2) concordata tra i vari comuni e dobbiamo ridurre (3) la quantità di rifiuti prodotti.
Diciamo subito che siamo obbligati per legge a fare la raccolta differenziata e che tale raccolta è necessaria e viene fatta in tutti i paesi progrediti del mondo.
La raccolta deve essere efficace cioè fatta bene. Per essere efficace deve essere efficiente la organizzazione di essa. Perché la organizzazione sia efficiente deve essere concordata tra i vari comuni in modo che le differenti componenti della raccolta possano confluire facilmente agli stessi recapiti finali.
Come realizzare la raccolta differenziata?
Ne faccio una descrizione tipo, con l'avvertenza che il Coordinamento dei vari comuni potrà modificarla adattandola alle reali esigenze.
Gli strumenti possibili e più usati sono:
  • servizi di raccolta porta a porta (carta presso scuole, enti pubblici ed uffici, cartoni presso esercizi commerciali, toner e cartucce di stampanti presso uffici, legno presso ditte convenzionate);
  • stazioni di raccolta mobili (che sostano in luoghi, giorni ed orari prefissati) per la raccolta di rifiuti ingombranti e rifiuti pericolosi;
  • ritiro a domicilio (accessibile spesso con modica spesa e su prenotazione telefonica) per lo smaltimento di mobili, elettrodomestici, ed altri rifiuti ingombranti;
  • isole (o centri o piazzole) ecologiche: sono aree attrezzate, per la raccolta di rifiuti ingombranti e pericolosi, che vengono aperte in giorni ed orari prefissati. Sarebbe certamente opportuno predisporre il disegno di un'isola tipo da offrire ai vari comuni come modello da seguire;
  • cestini portacarte sparsi nel centro abitato;
  • contenitori (o cassonetti) di vario colore in funzione del contenuto (vetro, carta, plastica, lattine, pile usate, farmaci scaduti, indumenti usati);
  • raccolta di materiale organico "umido" e tutto quanto potrà essere inoltrato direttamente al compostaggio.
Una volta predisposti i servizi di cui sopra occorre effettuare una campagna di informazione e comunicazione rivolta ai cittadini finalizzata a far conoscere i servizi disponibili e che si serva di più strumenti. Ne indico alcuni:
  • conferenze e comunicati stampa;
  • convegni, seminari e incontri pubblici;
  • campagne informative e promozionali rivolte a tutta la cittadinanza o a specifici segmenti di popolazione (i commercianti che operano in posti fissi o nei mercatini o ambulanti, gli amministratori di condominio, i proprietari di abitazioni unifamiliari, gli anziani, ecc.) tramite affissioni stradali, inserti stampa, opuscoli illustrativi e trasmissioni radiotelevisive;
  • progetti di educazione ambientale rivolti alle scuole di ogni genere e grado;
  • eventi promozionali in occasione di manifestazioni e fiere cittadine;
  • incontri con i quartieri e le associazioni territoriali;
  • visite guidate ad impianti di smaltimento ed ai centri di trattamento dei rifiuti;
  • progetti di collaborazione con le associazioni dei consumatori, ambientaliste, con il difensore civico comunale e con i diversi rappresentanti dei quartieri;
  • inserzioni nel sito internet del Comune non solo per informare i cittadini sui servizi approntati per la differenziazione e la raccolta dei rifiuti, ma anche per invitare i cittadini stessi ad avanzare segnalazioni e proporre suggerimenti.
Alla campagna d' informazione e comunicazione occorre associare un efficiente servizio di raccolta dei rilievi fatti dai cittadini che dia tempestive ed esaurienti risposte agli stessi.
A livello di Coordinamento dei comuni, occorre preparare degli ispettori ecologici che abbiano il compito di vigilare sulla prevenzione e sul corretto comportamento del cittadino relativamente al deposito dei rifiuti. Detti ispettori con la qualifica di agenti di polizia amministrativa, dovranno accertare e contestare l'abbandono di rifiuti sul suolo pubblico e nelle acque, lo spostamento dei cassonetti, la mancata rimozione delle deiezioni animali e la pulizia del suolo.
Anche la istituzione di incentivi economici a favore della differenziazione potrebbe essere utile così come anche l'attivazione di sanzioni per infrazioni igienico ambientali (che oggi restano generalmente impunite).
Oggi nei nostri Comuni la raccolta differenziata si attesta attorno al 2 %; bisogna arrivare in pochi anni al 35 % (in alcuni Comuni italiani si arriva già al 50%).
L'obiettivo più importante ed impegnativo da raggiungere è il cambiamento di mentalità nei riguardi dei rifiuti da parte di cittadini ed amministratori e conseguentemente il cambiamento del nostro comportamento:
dobbiamo ridurre la quantità di rifiuti prodotti ed incrementarne la differenziazione.

2. dobbiamo respingere con forza lo schema propostoci che culmina nel grande termovalorizzatore, dandone le motivazioni.

Non vi è alcuna legge che obblighi la pubblica amministrazione a scegliere un particolare sistema di smaltimento dei rifiuti. In Sicilia è accaduto un fatto grave: all'insaputa della società civile, è stata affidata ad un gruppo di aziende avente l'ENEL come capofila (4) il compito di individuare il sistema di smaltimento, il numero e le aree dei bacini per l'intera Sicilia e la localizzazione degli impianti. Ciò è stato fatto contro ogni disposizione di legge nazionale e di direttive europee.
Già la centrale elettrica di Porto Empedocle crea attualmente problemi di inquinamento e l'ENEL ha, così, approntato il rimedio: produrre energia elettrica utilizzando i rifiuti di 92 comuni (963.903 abitanti).
Non è difficile immaginare che la prima localizzazione del termovalorizzatore fosse stata proprio a Porto Empedocle e che in un secondo tempo sia stata dirottata a Casteltermini. Lo si deduce dalla Relazione tecnica allegata al progetto (codiceRT(PEM. 101.02.10.25/1). Riporto testualmente quanto scritto a pag. 8 di essa:
"Avendo la Amministrazione comunale di Porto Empedocle chiesto, con lettera Prot. N° 1282 del 12/07/2002, al presidente dell'ASI di Agrigento di mettere a disposizione un sito per la collocazione dell'impianto di termovalorizzazione lontano da centri abitati, è stata resa disponibile l'area posizionata tra il nucleo industriale della città di Casteltermini e la C/da Spagnolo, all'interno dell'area ASI di Casteltermini (Lotti 9-10-13°-13B.14-17).
Pertanto il progetto oggetto della presente relazione prevede la realizzazione di un impianto di termovalorizzazione presso l'area ASI di Casteltermini. Con la suddetta scelta, a parità di impianti termoelettrici nella provincia di Agrigento, la produzione di energia elettrica da rifiuti del nuovo termovalorizzatore (31,6 MW netti) si configura come sostitutiva della generazione realizzata con combustibile tradizionale presso la centrale di Porto Empedocle"
Perché è stata l'Amministrazione comunale di Porto Empedocle a chiedere un sito per l'impianto del termovalorizzatore? Chi glie ne ha dato l'incarico ed a quale titolo?
Non è difficile pensare che sia stata una scelta manovrata ed è certo che è mancato totalmente il necessario consenso sociale.(5)

Perché respingiamo il sistema di smaltimento predisposto dall'Ufficio del Delegato?
I motivi principali sono i seguenti:
  • Il termovalorizzatore propostoci è tra i più grandi d'Europa ed è previsto che brucerà 272.766 (6) tonnellate/anno di rifiuti (pari a 828 tonnellate al giorno). Per un utile raffronto è bene sapere che la potenzialità media dei termovalorizzatori funzionanti oggi in Italia è attorno a 90.000 tonnellate/anno.
    In una delle relazioni del progetto si dice testualmente che l'impianto di termovalorizzazione è "in grado di trattare il rifiuto " tal quale " (a valle delle operazioni di raccolta differenziata), in caso di disservizio degli impianti di selezione".(7)
    I progettisti hanno anche sovradimensionato il termovalorizzatore valutando la raccolta differenziata massima nel 20 % dei rifiuti (anziché 35% come per legge e poi arrotondandone ulteriormente la potenza a 1014 tonnellate/giorno - cioè 316.368 tonnellate/anno).
    Il termovalorizzatore di Casteltermini sarà così più grande di qualsiasi altro oggi presente in Italia.
    Esso avrà una potenza elettrica di 31,6 MW e poiché lavorerà 312 giorni l'anno, produrrà energia elettrica per 257 milioni di kWh/a. Se pensiamo che nelle nostre famiglie il consumo medio per anno e per persona è compreso tra 1.000 e 1.500 kWh, possiamo dedurre che l'energia prodotta dal termovalorizzatore potrà coprire i consumi di 200.000 persone circa.
  • Con tali premesse come non sospettare che il termovalorizzatore brucerà di fatto tutto quanto affluirà dai vari comuni cioè i rifiuti urbani "tal quale"?
  • Il grande termovalorizzatore:
    • inquinerà i terreni e l'aria (8) immettendo in essa grandi quantità di molti tipi di veleni (tra essi: monossido di carbonio, ossidi di azoto, diossine (9), furani, polveri PM10 e PM2,5 ed altri inquinanti organici (10)). Viene assicurato che gli inquinamenti verranno mantenuti entro i limiti di legge. Il controllo però è affidato alle stesse ditte che gestiranno l'impianto. Alcuni di detti veleni (ad esempio le diossine) si accumulano nell'organismo umano e le quantità accumulale sono proporzionali ai tempi di esposizioni (cioè tutta la vita per chi abita nei comuni vicini al termovalorizzatore).
      Esistono alcune strutture pubbliche che dovrebbero già controllare gli inquinamenti, sono le ARPA (11) (Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente) ma ci si chiede: funzionano in Sicilia? Ci si può fidare di esse che non hanno saputo dare l'allarme ed impedire gli inquinamenti a Priolo, a Gela e così via? Sarebbe auspicabile che il lavoro delle ARPA fosse più conosciuto e seguito non solo dai cittadini ma anche dagli amministratori di comuni e province.
      Il termovalorizzatore di Casteltermini, poiché brucerà attorno a 800 tonnellate al giorno di rifiuti, emetterà, per ogni ora, dai due camini 210.000 metri cubi di fumo. Cioè, se verranno rispettati i limiti di legge, la quantità di diossina immessa nell'aria sarà di 504.000 nanogrammi al giorno (= 0,1 nanogrammi x 210.000 metri cubi x 24 ore) che è uguale a 504 milioni di picogrammi che equivalgono a 2.860.000 litri di latte contaminato a livelli che lo rendono non commerciabile (dose massima consentita 175 picogrammi per litro) oppure equivale all'inquinamento prodotto da 70 milioni di auto catalizzate dopo aver consumato un litro di benzina ciascuna (emissione di un'auto catalizzata per litro di benzina consumata = 7,2 picogrammi).
    • inquinerà l'acqua. Dal termovalorizzatore usciranno ogni giorno 76 m3 d'acqua inquinata di cui 50 m3 verranno utilizzati per umidificare i cumuli di rifiuti umidi in fermentazione nei locali di compostaggio e 26 m3 andranno direttamente all'impianto di depurazione. Sono grandi quantità di acqua inquinata che andranno a finire nel fiume Platani che in alcuni periodi dell'anno è quasi totalmente asciutto.
    • vi saranno inquinamenti olfattivi che dovrebbero essere per legge inferiori a 5 UO (unità olfattive). Per impedire la fuoruscita di cattivi odori, tutti i trattamenti avverranno in locali mantenuti in depressione. Però gia è previsto (12) che tale limite sarà superato entro un raggio di 1,3 - 1,5 Km. Cioè è già previsto che a Campofranco (la scuola elementare dista 1,3 Km dal sito dell'impianto) avremo sempre cattivi odori specialmente quando i venti (la cui "rosa" è diversa da quella di Prizzi - utilizzata nella progettazione) spireranno nella direzione del centro abitato. Comunque nel progetto è stata dichiarata una distanza maggiore: è detto testualmente: "il centro abitato più vicino è Campofranco situato a circa 2 Km dall'area industriale dove sarà realizzato l'impianto".(13)
    • vi sarà anche un inquinamento da rumore. Nel progetto si dice che i rumori esistenti (i cui valori sono stati valutati in 60 dBA nel periodo diurno e 50 dBA durante la notte) non raggiungeranno, al di fuori degli impianti, valori superiori a 65 dBA (14). Dunque vi sarà un aumento di rumore.
    • Non mi risulta che sia stata fatta una indagine di natura epidemiologica (già fatta in altre aree - ad esempio a Trezzo sull'Adda). A tal proposito credo che prima di prendere qualsiasi decisione occorre che i nostri rappresentanti facciano eseguire (da studiosi terzi ed affidabili) una stima del rischio (15) per la salute delle persone legato alle concentrazioni di inquinanti nei diversi comparti ambientali (aria, acqua, suolo). È indispensabile disporre della stima del rischio legato alla inalazione diretta di aria contaminata, all'assorbimento cutaneo di prodotti dannosi, alla ingestione di prodotti vegetali ed animali coltivati in suoli contaminati. Per gli inquinamenti cancerogeni il rischio individuale rappresenta l'incremento di probabilità, rispetto alla situazione preesistente, che in una persona si sviluppi un fenomeno tumorale. Credo che sia opportuno effettuare presto un serio rilevamento anche del rischio globale per inquinamenti cancerogeni (ottenuto dalla somma dei prodotti fra rischio individuale stimato in ogni maglia e popolazione ivi residente)(16) . Non so se la situazione cancerogena attuale sia mai stata rilevata nei nostri comuni. Certo è che l'opinione pubblica è molto allarmata: tutti sappiamo per esperienza quotidiana che le morti per cancro sono aumentate.
  • È da attendersi che la presenza del termovalorizzatore sarà un disincentivo all'insediamento, nell'area, di nuove iniziative industriali e procurerà difficoltà di sopravvivenza alle poche industrie già esistenti sul posto.
  • Cosa sarà dell'avvenire turistico dei nostri comuni che comincia timidamente a decollare?
  • E che danno avranno i prodotti agricoli e gli allevamenti della valle del Platani?

3. dobbiamo indicare delle alternative che risolvono meglio lo smaltimento dei rifiuti.

Quali le possibili alternative?
I termovalorizzatori sono la soluzione più semplice al problema rifiuti: si bruciano e si produce energia elettrica.
In tante città, però, ai termovalorizzatori sono stati preferiti altri sistemi tra cui il più diffuso è il riciclaggio unito alla bio-ossidazione, cioè al compostaggio (Genova ancora oggi ne è un esempio). Ciò però richiede che si faccia una forte differenziazione.
Mi rendo conto che parlare di differenziazione in alte proporzioni, oggi potrebbe fare sorridere. Siamo in tale campo un fanalino di coda dell'intera Europa e non è riscontrabile ancora un particolare impegno in tal senso. Ed allora sarà opportuno, mentre iniziamo un cammino educativo e di sensibilizzazione alla differenziazione, pensare ad un sistema diffuso di piccoli termovalorizzatori di capacità simile a quella delle altre zone d'Italia: attorno a 90.000 tonnellate per anno. Cioè circa un terzo della capacità di quello che ci viene proposto. Si avrebbero così in Sicilia un numero di termovalorizzatori compreso tra 9 (quante sono le province) e 14.

Quali i vantaggi?
  • Si avrebbe una maggiore diluizione degli elementi inquinanti determinata proprio dalla maggiore dispersione degli impianti sul territorio e dalla minore potenza inquinante di ognuno di essi. Tale diluizione sarebbe maggiore se si riuscisse a localizzate i termovalorizzatori alle più alte quote possibili.
  • Si determinerebbe una maggiore responsabilità etica e si opererebbe in conformità alle indicazioni della UE che testualmente prescrive che "il sito di trattamento dei rifiuti destinati allo smaltimento dovrebbe essere situato il più possibile vicino al luogo di produzione" (Decisione n. 1600/2002/CE : Obiettivi da raggiungere entro il 2010. VI programma comunitario di azione in materia di ambiente). Il produttore di rifiuti, così, sarebbe più interessato a produrne di meno perché direttamente esposto agli inquinamenti prodotti dal loro smaltimento.
  • Diminuirebbe il traffico di TIR legato ai trasporti dei rifiuti dato che gli impianti sarebbero più vicini ai vari comuni che li producono. Si eviterebbe così la promiscuità tra trasporti di maleodoranti rifiuti e traffico stradale legato al turismo. Si pensi che se dovesse essere attuato il sistema proposto, tutti i rifiuti provenienti dai comuni tra Agrigento e Mazzara del Vallo transiterebbero sotto i templi di Agrigento e al quadrivio (sotto il tempio di Giunone) si sommerebbero a quelli provenienti dalla Sicilia orientale (ad iniziare da Gela) per proseguire sulla AG-PA verso Aragona e Casteltermini mentre sulla stessa strada AG-PA transiterebbero i rifiuti provenienti da Nord (ad iniziare da Misilmeri) e le ceneri dirette da Casteltermini alla discarica di Bellolampo. A tale proposito bisogna tenere conto che vi sono programmi di ristrutturazione della strada AG-PA e non è augurabile che il traffico attuale su detta strada sia incrementato da quello dovuto a rifiuti e ceneri.
  • Per la localizzazione dei piccoli termovalorizzatori si dovrebbero scegliere aree lontane non solo dai centri abitati, ma anche dai siti turistici, industriali in genere e poste ad altitudini elevate.
  • Si valorizzerebbero e responsabilizzerebbero di più gli ATO e le Amministrazioni provinciali.
CONCLUSIONE
Ho sollecitato un maggiore impegno dei cittadini e degli amministratori nel diffondere la differenziazione dei rifiuti.
Ho evidenziato i motivi che mi fanno dire NO al grande termovalorizzatore.
Ho prospettato una proposta alternativa alla termovalorizzazione brutale.
Ho proposto che nel breve termine ci si avvalga di piccoli termovalorizzatori (di potenza vicina a quella media dei termovalorizzatore italiani: 90.000 t/a) diffusi in aree a quote elevate, lontane dai centri abitati, dai siti turistici e dalle aree industriali per puntare, nel lungo termine, allo smaltimenti per riciclaggio e bio-ossidazione (cioè al compostaggio).
In molti paesi del mondo i termovalorizzatori vengono chiusi.
Negli Stati Uniti solo per il 16 % dei rifiuti si fa ricorso ai termovalorizzatori; mentre il riciclaggio, in grande crescita, "smaltisce" dal 30 al 40 % dei rifiuti. New York ha chiuso i suoi inceneritori. Gli ultimi tre sono stati messi fuori servizio nel 1993.
In Danimarca attualmente vanno al riciclaggio il 64% dei rifiuti, alla termovalorizzazione il 24% ed allo smaltimento il 12%.
Anche in Austria, in Svezia ed in Francia un'alta quota di termovalorizzazione coesiste con alti tassi di riciclaggio, suggerendo che recupero di materia e di energia non sono necessariamente alternativi tra loro ma si sono sviluppati come alternativa alla discarica.
La città di Alameda, nel nuovo Messico, che nel 1990 riciclava il 15 % dei suoi rifiuti è riuscita a raggiungere il 64 % nel 1999 (17). Ciò dice che se ci si impegna, si riesce.
Concludo auspicando un ripensamento da parte del Commissario delegato ed un grande impegno di tutti sulla via della modernità in difesa della salute della nostra gente e dello sviluppo economico della nostra Valle del Platani.

Nota 1:
Nell'ultimo aggiornamento del progetto (2004), la discarica di Acquaviva è soppressa ed i rifiuti che dovevano affluire ad essa affluiranno a quella di Aragona la cui capacità risulta in conseguenza molto aumentata.

Nota 2:
In questa sede ci occupiamo particolarmente di rifiuti urbani ma dobbiamo tenere presente che vi sono tanti altri rifiuti generati all'interno delle attività agricole, pastorizie, industriali, sanitarie ecc. di cui ci si deve pure occupare.

Nota 3:
Estratto dalla Decisione n. 1600/2002/CE : Obiettivi da raggiungere entro il 2010. VI programma comunitario di azione in materia di ambiente: "- conseguire una sensibile riduzione complessiva delle quantità di rifiuti prodotte mediante iniziative di prevenzione nel settore, una maggiore efficienza delle risorse ed il passaggio a modelli di produzione e di consumi più sostenibili; - conseguire una sensibile riduzione delle quantità di rifiuti destinati alla eliminazione nonché delle quantità di rifiuti pericolose prodotte, evitando un aumento delle emissioni nell'aria, nell'acqua, nel terreno; incentivare il riutilizzo, e per quanto riguarda i rifiuti tuttora prodotti: il loro livello di pericolosità dovrebbe essere diminuito ed essi dovrebbero comportare il minimo rischio possibile; occorrerebbe dare la priorità al recupero, segnatamente al riciclaggio; i rifiuti destinati all'eliminazione dovrebbero essere ridotti al minimo ed essere eliminati in modo sicuro; il sito di trattamento dei rifiuti destinati allo smaltimento dovrebbe essere situato il più possibile vicino al luogo di produzione, sempre che ciò non comporti una riduzione dell'efficacia per quanto riguarda le operazioni di trattamento dei rifiuti".

Nota 4:
Si tratta del raggruppamento temporaneo di imprese costituito da Elettroambiente, Enel Produzione, AMIA, Emit e Catanzaro Costruzioni.

Nota 5:
La Comunità Europea e tutti gli stati membri hanno sottoscritto la convenzione di Århus che garantisce il diritto di partecipazione del pubblico alle attività decisionali in materia ambientale. Tale convenzione è entrata in vigore il 30/06/2001. Per pubblico si intende sia una persona singola che più persone associate (vedi direttive 75/442/CEE; 94/62/CE; 96/62/CE; 2000/60/CE; 2001/42/CE; 2003/4/CE).

Nota 6:
Confronta pag. 67 dello Studio di impatto ambientale (elaborato progettuale P218/00 - R057/03 - REV.2 datato 19 05.2003). Il potere calorifico medio della componente secca avviata al termovalorizzatore è previsto in 3.000 kcal/kg. A pag. 77 dello stesso Studio è detto testualmente: "L'impianto però è stato progettato per una potenzialità di trattamento giornaliero di circa 1.014 tonnellate (cioè 2.900 m3) lavorativo per un totale conferito annuo di 316.555 tonnellate". Tale potenza è stata ritenuta accettabile tenendo conto che con il trascorrere degli anni si avrà da una parte una diminuzione della quantità di rifiuti da trattare causata dall'aumento della quota differenziata mentre, d'altra parte si avrà un aumento determinato dal previsto incremento della quantità dei rifiuti prodotti. L'impianti funzionerà 312 giorni lavorativi per anno con turni di 22 x 8 ore/giorno (vedi pag. 87).

Nota 7:
Confronta ibidem pag. 39.

Nota 8:
I fumi dei due camini ed i cattivi odori interesseranno un'area che dipenderà anche dalla direzione dei venti. Per tale motivo fu importante fare riferimento a dati meteorologici storici per avere la rosa dei venti. A pag. 109 viene detto che sono stati (stranamente) utilizzati dati rilevati a Prizzi (dall'ENEL-Aeronautica militare) negli anni 1951-1991.

Nota 9:
Le diossine sono state conosciute dall'opinione pubblica italiana dall'incidente verificatosi nel 1976 nell'industria chimica "ICMESA" di Seveso. Sono chiamate diossine circa trenta particolari molecole altamente tossiche. La più pericolosa tra esse è la Tetra Cloro Dibenzo para Diossina (TCDD). Il limite fissato dalla UE per l'emissione di diossine da parte degli inceneritori è di 0,1 nanogrammo (= cioè a 0,1 miliardesimo di grammo, pari a 100 picogrammi) per metro cubo di fumi emessi dal camino. Tale limite è dovuto anche al fatto che la tecnologia oggi non consente limiti più bassi.

Nota 10:
Cfr. pag. 68 dello Studio di impatto ambientale elaborato prog. P218/00 - R057/03 - REV.2 datato 19 05.2003.

Nota 11:
Il dipartimento provinciale dell'ARPA a Caltanissetta è nel viale della Regione, 64 (telefono 0934-506 624); ad Agrigento è in via Crispi, 46 (tel. 0922-24981 / 29228); a Palermo la Direzione Generale Regionale è in via Ugo La Malfa 169 (tel. centralino 091-6968693/92).

Nota 12:
Confronta pag. 131 dello Studio di impatto ambientale: elaborato progettuale P218/00 - R057/03 - REV.2 datato 19 05.2003.

Nota 13:
Confronta ibidem pag. 131.

Nota 14:
Confronta ibidem pag. 144.

Nota 15:
La misura matematica del rischio legato ad un danno temuto è data da un numero che è il prodotto della entità del danno per la probabilità che l'evento si verifichi.

Nota 16:
Un altro approccio possibile per la valutazione degli effetti ambientali di un impianto di termovalorizzazione è quello di ricondurli tutti a valori economici, "monetizzando" tutti gli impatti provocati dall'impianto stesso. Vengono valutati cioè i "costi esterni" o, più in generale, le "esternalità" che sono costi ricondotti sul piano economico che i responsabili dell'attività in genere non considerano perché esterni all'attività stessa (tale valutazione ad esempio è stata fatta per il termovalorizzatore di Trezzo sull'Adda)

Nota 17:
Confronta il sito di Italia Nostra: http://www.village.it/italianostra/storieincenerite.html




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