La Sicilia, 30 Luglio 2011, Cronache di Caltanissetta e provinciaMilena, la moria di pesci potrebbe essere stata causata dalle bacche dell?albero di tassoPlatani «attassatu» dai pescatoriIl conciso commento utilizzato dai bene informati alla notizia della ennesima moria di pesci nel fiume Platani è stato: "l'attassaru". Abbiamo cercato di saperne di più. Tale termine dialettale deriva dall'albero del tasso, albero diffuso anche da noi e assai velenoso.Basti dire che le sostanze tossiche contenute nelle sue bacche causano morte improvvisa senza evidenti sintomi. I pescatori di anguille senza scrupolo dunque, i cosiddetti "anciddari", piuttosto che pescare in maniera naturale e molto più faticosa le prelibate e pregiate anguille, potrebbero avere adoperato il veleno estratto dal tasso, il taxolo, da qui il termine "attassaru". Il taxolo ha un effetto narcotico e paralizzante sull'uomo e su molti animali domestici ma se adoperato in quantità eccessiva potrebbe appunto essere all'origine dello sterminio, oltre delle anguille, anche della migliaia di pesci meno pregiati che mercoledì e giovedì galleggiavano sul fiume, marcendo sotto i raggi del sole. Se si tratta davvero di tale sostanza saranno gli esami di laboratorio a dirlo, mentre spetta agli esperti della sanità chiarire gli eventuali effetti che potrebbe avere sull'uomo il consumo di anguille "al veleno". Ieri il comandante del Distaccamento della Guardia Forestale di Sutera, Calogero Capozza ci ha detto: «Quando abbiamo ricevuto la chiamata del dott. Biancone, mercoledì pomeriggio, eravamo impegnati a Villalba dove si era sviluppato un incendio all'interno del parco urbano. Ci siamo quindi portati sul posto guidati dal signor Palumbo, giovedì mattina ed abbiamo appurato la presenza di tantissimi pesci morti, anche se di meno rispetto al giorno precedente, stante che la corrente del fiume li aveva trasportati via. L'olezzo di morte e putrefazione era insopportabile. Abbiamo prelevato dei campioni di acqua di fiume e parte del liquido contenuto nel bidone rinvenuto sul posto. Inoltre, il sig. Palumbo aveva pescato una carpa agonizzante dal fiume e l'aveva congelata per interromperne la degenerazione tessutale successiva alla morte. Stamattina (ieri per chi legge n.d.r.) abbiamo inviato i vari campioni -prosegue il comandante- presso l'istituto zooprofilattico di Caltanissetta. Da qui saranno inviati martedì a Palermo ed entro un paio di settimane avremo i risultati di laboratorio e sapremo cosa ha avvelenato quel tratto di fiume provocando la morte di migliaia di pesci. Circa il contenuto del bidone non so dire di cosa si tratta. Personalmente, ma è una mia ipotesi, non credo si tratti della sostanza adoperata per avvelenare il fiume perché nel contenitore ne era rimasto almeno mezzo litro e ritengo che se fosse stato utilizzato tale bidone, sarebbe stato svuotato del tutto. Saranno comunque gli esami di laboratorio a chiarire l'arcano. Ciò che posso dire è che in quel tratto di fiume, chiunque sia stato a compiere il barbaro gesto, si era organizzato un camminamento sicuro e nei giorni scorsi un incendio aveva addirittura "liberato" dalle erbacce secche, il sentiero fino al fiume. Va da sé - conclude il comandante della Guardia Forestale - che potenzieremo il servizio di pattuglia e controllo del fiume le cui sponde confinano da questa parte con la provincia nissena e dall'altra con quella agrigentina». Roberto Mistretta www.robertomistretta.it |