25 Febbraio 2009

Lettera aperta di un suterese amareggiato

C’era una volta un paese felice.
   Sembra il titolo di un film ambientato in chissà quale periodo della nostra storia. Riflettendoci un po’ sopra, più che un film sembra una commedia, sì, proprio una bella commedia all’italiana. Non è ambientata come si potrebbe immaginare in un tempo molto lontano, bensì nei giorni nostri.
   Tutto è cominciato nel Giugno del 2008 in concomitanza, ahimè, delle elezioni comunali. Tutti vi chiederete, che c'entra la politica con l’essere felice. A tutto c’è una risposta.
   Il paese felice, sì, il nostro era un paese felice, piccolo, con meno di 1.400 anime, ma con un cuore grande, invidiato da tutti per la sua ospitalità verso chiunque venisse da fuori, per la sua attività culturale, sociale, invidiato per aver saputo organizzare e portare a termine attività per altri impensabili.
   Non stò qui ad elencare ad esempio quante volte la nostra comunità è stata presente nelle varie televisioni, private e nazionali. Tutti a chiedersi come un paesino così piccolo, riuscisse a salire, e in positivo, agli onori della cronaca.
   Altri tempi, belli, ma altri tempi.
   Voglio aprire un inciso: nella vita si vince e si perde, c’è chi vince e c’è chi perde. Non è la fine del mondo, è stato e sarà sempre così.
   Torniamo al nostro paese: la piazza, punto di raduno per giovani e meno giovani. Lì sono passate generazioni di persone di qualsiasi ceto sociale o di diverso colore politico.
   La piazza, dove tutti scambiavano qualche parola, raccontavano barzellette o litigavano amichevolmente se la squadra del cuore aveva perso o vinto contro l’odiato nemico.
   C’era un paese felice, adesso non lo è più.
   Una volta era un paese unito, adesso è diviso perfettamente in due.
   Il motto: o con me, o contro di me. Ragazzi cresciuti insieme che uscivano insieme e si divertivano insieme, ora non si guardano nemmeno in faccia: uno critica l’altro per quello che fa.
   Famiglie divise dall’odio per un ideale che forse nemmeno esiste. La famiglia che è il fulcro della società, ma di una società civile, distrutta dall’odio che purtroppo si annida in seno a persone senza anima, senza personalità, senza amore.
   L’amore, l’ingrediente fondamentale per vivere felici.
   Non si può andare dietro qualcuno che sconosce le parole, amore, amicizia, fratellanza: o con me o contro di me, ritorniamo allo stesso ritornello di prima. C’era una volta un paese felice.
   Giovani che cercano di costruirsi un futuro, un nido dove crescere i propri figli, ora impelagati in chissà quale torbido vortice e sempre per quell' “ideale” di cui sconoscono l’esistenza. Non lasciatevi influenzare, pensate con la vostra testa.
   Così non si può andare avanti, ci vuole una svolta e tornare ad essere quel paese felice, unito, circondato da quel senso di ospitalità e apertura verso l’altro che solo noi cittadini di questo splendido pendio riusciamo ad emanare. Abbandoniamo tutte le beghe politiche che rovinano anni di felicità , di amore e torniamo ad essere quello che realmente siamo.

Suterese Amareggiato

Questa lettera, anche se anonima, ci ha toccato nel profondo ed abbiamo deciso di pubblicarla.
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