La Sicilia, 15 Gennaio 2008, Cultura & SpettacoliUN LIBRO DI GERO DIFRANCESCO SULLE VICENDE DI SUTERA-MILOCCA DALLA GRANDE GUERRA AL FASCISMOLa sconfitta storica del mondo contadinoI programmi ministeriali della Pubblica Istruzione prevedono lo studio della storia locale, contemporanea e non, per fare studiare agli studenti la "piccola" storia che fa parte della grande storia, consentendo ai cittadini di un territorio di conoscere le radici di appartenenza e l’identità di una comunità locale, in una epoca di eccessiva presenza globalizzante che tende ad azzerare le ragioni del localismo. A tale opera educativa si è dedicato il sindaco di Sutera Gero Difrancesco, con la passione dello storico locale che vuole riaffermare i sani princìpi delle civiltà municipalistiche.Dall’editore Paruzzo è stato pubblicato il suo secondo volume "Sutera-Milocca. Un comune del latifondo siciliano, dalla Grande Guerra al Fascismo". - Un sindaco che scrive la storia socio politica del suo paese… «Scrivere la storia politico sociale recente del proprio paese diventa senz’altro un avventura perché è facile cadere nelle valutazioni soggettive ancorate all’appartenenza ideologica». - Lei è sindaco di Sutera e la sua storia ripercorre il percorso della separazione di Milocca (oggi Milena), antica frazione di Sutera, dal suo comune capoluogo. Non avrà affrontato l’argomento con un pizzico di campanilismo? «Debbo confessare di aver sempre temuto questo scivolamento campanilistico e perciò sono stato molto attento a non lasciarmi influenzare dal mio ruolo odierno di sindaco, peccando forse nell’eccesso contrario. D’altronde, la mia attenzione è stata rivolta maggiormente alle dinamiche socio economiche e alla lotta di classe che accomunavano in un’unica sorte i contadini di entrambe le comunità». - Oggi la situazione demografica tra il nuovo comune di Milena e quello di Sutera si è invertita. Milena ha il doppio degli abitanti rispetto all’antico comune capoluogo. Non le crea imbarazzo questo dato? «Assolutamente no! In quanto ritengo che entrambe le comunità vivono le difficoltà dei piccoli centri dell’entroterra siciliano, con una emigrazione, conseguente alla sconfitta storica del mondo contadino, che ha falcidiato il territorio in termini di risorse umane, frustrando ogni ipotesi alternativa di sviluppo economico». - Il suo lavoro parte dall’Unità d’Italia e giunge al Fascismo. Ritiene conclusa la sua rivisitazione storica? «Io credo che ogni lavoro, per chi ha la passione della storia, sia soltanto un tassello di altri ipotetici lavori. Nei miei due volumi, ho accennato e a volte raccontato diversi episodi di mafia esprimendo interpretazioni diverse da quelle della storiografia ufficiale. Mi piacerebbe approfondire maggiormente il problema, in una zona quale quella della Valle del Platani, che è stata la culla di mafiosi come Varsalona, Bongiorno, Vizzini, Genco Russo e Piddu Madonia… Potrebbe venire fuori qualche nuovo elemento interpretativo storico su fatti e avvenimenti che sono rimasti appannaggio della pubblicistica». Tonino Cala' |