La Sicilia, 02 Novembre 2007, Cronache di Caltanissetta e provinciaVILLALBA. Nostra «visita» nel carcere chiuso nel 1995, dove oramai la fanno da padroni l’erba alta e i piccioniColombi anziché detenutiVILLALBA. Erbacce alte quanto un uomo, colombacci morti, quintali di escrementi.Così si presenta il carcere di Villalba, oltre 2000 metri quadri di struttura chiusa dal Ministero di Grazia e Giustizia il 28 novembre 1995. Eppure con una buona ripulita e i necessari lavori di manutenzione, il carcere sarebbe in grado di accogliere almeno 200 detenuti. Ci si chiede: perché non lo riaprono visto che si parla tanto di sovraffollamento carcerario? Per trovare una risposta ci siamo recati a Villalba. Arriviamo alle 9.30 ci attendono il vicesindaco Totò Zaffuto e Michele Valenza, ex custode carcerario. La struttura si presenta solida e massiccia, superando il primo cancello d’ingresso, si notano alte erbacce, scheletri e penne di colombacci, escrementi. Vigorosi fichi crescono selvatici. Da una scaletta accediamo ad una grande stanza, ci sono ancora accatastate decine di confezioni d’acqua minerale. Ci immettiamo nei magazzini sotterranei dove si trovano riserve idriche per 350.000 litri, una bonza per il cherosene (è stato anche realizzato l’impianto di metano) ma è impossibile entrare: il fetore ci colpisce come un pugno mentre i piedi poggiano su tappeti di materia fecale. Raggiungiamo un cortile interno, anche qui invaso da arbusti e spine, un tratto di passatoia è avvallata nei pressi di un tombino. L’ex custode Valenza ci introduce nel cuore del carcere. Ci mostra l’ingresso cucina detenuti, dove trionfa l’umidità, ci sono corridoi dissestati, i mattoni scricchiolano sotto i nostri piedi. Raggiungiamo le stanze d’isolamento, sono tre, tutte munite di bagno, quindi la stanza del custode. Raggiungiamo la zona lavanderia. «Qui -dice Valenza- si potevano lavare e stirare centinaia di lenzuola al giorno, tutto è ancora funzionante. Questa invece è la sala cucina ma l’attrezzatura è stata smontata e rimontata nell’asilo nido circa cinque anni fa». Percorriamo la zona destinata alla coltivazione dell’orto da parte dei detenuti, quindi visitiamo altre stanze, e le sale colloqui col classico vetro divisorio. «Adoperando tali stanze - continua Valenza - senza grosse spese potrebbero essere ospitati almeno un altro centinaio di detenuti». Arriviamo nel braccio dove sono le celle, sez. A e sez. B. In ogni sezione si trovano 16 celle a due posti dotate di servizi igienici (bidet, gabinetto e armadietti), armadi e comodini a muro, letti a castello fissati al pavimento, impianto di riscaldamento e antenna tivù. Ogni cella misura circa 4 metri per 2.20 ed è chiusa da due porte ferrate: una a giorno e una per la notte, dotata di spioncino. Ogni sezione è dotata di docce. C’è anche una grande sala adibita a cappella. Una locandina datata 25 maggio 1995, avvisa i detenuti che saranno chiamati a rifondere i danni in caso di danneggiamento alle celle. Usciamo all’aperto. Qui i detenuti trascorrevano l’ora d’aria, circa 600 mq di spazi aperti delimitati da altissime mura (15-20 metri), c’è una zona coperta per ripararsi dal sole o dalla pioggia, e un bagno alla turca. Al piano superiore del carcere si trovano due appartamenti per il personale, ogni appartamento attrezzato di tutto punto misura circa 100 mq. Ma è tutto chiuso e abbandonato e l’indignazione stringe il cuore nell’osservare uno spreco tanto sfacciato mentre altrove i detenuti sono ammassati in minuscole celle. Il vicesindaco Totò Zaffuto: «Noi invitiamo tutte le istituzioni di competenza a decidere cosa fare di questo carcere che, col passare degli anni, rischia di cadere a pezzi. Come comune siamo impotenti, l’avevamo dato in uso a Casa Rosetta ma il progetto è naufragato, e siamo sfiduciati. Coi nostri fondi non riusciamo a gestire neppure i servizi ordinari figuriamoci un carcere come questo. Lo Stato che denuncia carenza di posti per i detenuti, ha l’obbligo morale di intervenire per riaprire questo carcere dotato di moderne servizi e, principalmente, costruito a misura d’uomo». Per Villalba, minuscolo centro svuotato dall’emigrazione la riapertura della Casa mandamentale significherebbe la creazione di un notevole indotto economico. Da qui l’impegno per la sua riapertura profuso dalla giunta comunale, impegno però che finora è caduto nel vuoto. A chi spetta riaprire il carcere di Villalba? Roberto Mistretta www.robertomistretta.it |