La Sicilia, 02 Ottobre 2007, Cronache di Caltanissetta e provincia

I «TAGLI» ALLA SANITÀ «Non si possono danneggiare le comunità più piccole già penalizzate da servizi e viabilità precarie»

«Si cominci dalle aree metropolitane»

Nella riunione del Consiglio regionale dell’Anci nell’aula consiliare della Provincia ribadito il «no» alla soppressione delle guardie mediche

I sindaci di Sicilia ieri hanno ribadito con forza il loro “no” alla soppressione delle guardie mediche, soprattutto nei piccoli centri dove costituiscono un importante punto di riferimento, e fanno fronte comune nei confronti della Regione per far sì che il decreto Lagalla sia sospeso a più lungo termine, o addirittura revocato: e questo per dar modo di confrontarsi a un tavolo di concertazione con il governo regionale per individuare quei fronti dove realmente si possono effettuare i tagli voluti dal piano Stato-Regione per il rientro dal deficit della spesa sanitaria, e salvare di conseguenza i presìdi medici che incidono sulla spesa regionale appena lo 0,01 per cento.
   E’ stata, questa, la volontà espressa nel corso della riunione che il Consiglio regionale dell’Anci (l’Associazione dei Comuni italiani) ha tenuto ieri nell’aula del Consiglio provinciale di Caltanissetta, che su tale problematica è in agitazione permanente a fianco dei sindaci del Nisseno e ha già ospitato varie assemblee. Nella riunione, coordinata dal presidente dell’Anci Sicilia Titti Bufardeci, è stato costituito il tavolo tecnico permanente cui si è demandato il confronto con la Regione: il tavolo sarà coordinato dal sindaco di Castelvetrano Giovanni Pompeo e composto dai suoi omologhi Salvatore Messana (Caltanissetta), Giovanni D’Anna (Leonforte) e Corrado Valvo (Noto), dal presidente del consiglio comunale di Caltagirone Fortunato Parisi, dal presidente della Federsanità Anci Sicilia Giovanni D’Avola e dall’assessore alla sanità del Comune di Caltanissetta Silvano Licari.
   C’è stata unanimità assoluta nel rimarcare come il decreto Lagalla (sospeso fino al 15 ottobre), adottato senza aver preventivamente ascoltato la Conferenza dei sindaci e obbedendo solo a logiche “ragionieristiche”, finisca per danneggiare ancora di più piccole comunità già penalizzate dall’assenza di altri servizi e strutture, oltre che da una viabilità che spesso non consente rapidi spostamenti in caso di urgenze: così come s’è contestato come sia paradossale che, a fronte del recupero di fondi dall’abolizione delle guardie mediche, si consentano assurdi e più onerosi sprechi su altri versanti della sanità regionale (mega-consulenze e convenzioni, strutture-doppioni, ecc.): ecco perché, è stato detto, prima di consentire qualsiasi “taglio” è ora di far vera luce sulle spese nel settore, e per questo i sindaci chiedono adesso alla Regione di conoscere le cifre ufficiali della spesa sanitaria per ciascuna provincia.
   Il sindaco Messana ha comunque richiamato tutti ad un forte impegno per la salvaguardia, su questo e altri fronti, delle autonomie locali, ricordando poi come, nello specifico, addirittura non s’è mai insediata in Sicilia la Conferenza permanente per la sanità. Se poi tagli si devono assolutamente operare, si dovrebbe quantomeno cominciare dalle città metropolitane dove sono numerose le guardie mediche, così come le strutture ospedaliere: non certo problema secondario poi, abolendo i presìdi assistenziali, quello della perdita del posto di lavoro per tanti medici.
   E’ necessaria una rimodulazione del provvedimento che non tenga conto solo della fredda logica dei numeri, ha rimarcato Bufardeci, che sabato incontrerà Lagalla: ma bisogna presentarsi a Palermo con proposte alternative, dato che i tagli comunque dovranno essere fatti; così come bisogna tenere alta l’attenzione su una certa “logica” delle soppressioni che da tempo ormai ci sta svuotando di servizi e strutture territoriali. Dal sindaco di Castelvetrano Giovanni Pompeo è anche venuta una proposta alternativa, cioè quella di normare eventualmente la turnazione tra i presìdi medici (come si fa, ad esempio, per le farmacie) in modo da scongiurarne la completa abolizione, mentre il sindaco di Leonforte D’Anna ha lanciato un allarmato appello sul livello di preoccupazione raggiunto ormai dalla popolazione, che sta sfociando nella rabbia. Se dovesse alfine passare il piano regionale, ha invitato tutti i sindaci ad impugnarlo: che il governo regionale lo ritiri, dunque, per poterlo ridiscutere.
   Oltre agli amministratori citati, sono intervenuti nella discussione il presidente del Consiglio provinciale di Caltanissetta Angelo Marotta, il sindaco di Enna Gaspare Agnello, il sindaco di Sutera Calogero Difrancesco, il sindaco di Roccafiorita Giuseppe Bartolotta, il sindaco di Niscemi Giovanni Di Martino, il consigliere comunale di Enna Luigi Carabotta, il consigliere comunale di Palermo Elio Bonfanti, il presidente del consiglio comunale di Noto Arturo Rizza, il consigliere provinciale di Caltanissetta Luigi Vassallo e il consigliere comunale di Agrigento Giuseppe Salsedo.

Roberto Mistretta
www.robertomistretta.it



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