Nono' Salamone a Portella della Ginestra

Il sasso di Nicola Barbato, il medico presidente del Fasci dei lavoratori siciliani 1892-1894, da dove parlava arringando i contadini, è sempre lì, nel pianoro di Portella delle Ginestre chiuso tra due montagne. Ed accanto a quel sasso, ci sono tanti altri massi tirati su a ricordo di quanti quel lontano Primo maggio 1947, caddero sotto i colpi di mitraglia sparati da chi non voleva l’avanzata del popolo e la conquista della terra. E tra i tanti intervenuti, ci sono anche loro, i testimoni oculari di quei fatti. Oggi sono anziani duri d’udito, dal passo incerto e dalla vista debole, ma all’epoca erano bambini, ragazzini, giovanotti, e ricordano tutti quegli spari, lo sconcerto, la fuga, i morti.
   E accanto alla pietra di Barbato, è stato tirato su con altre pietre un palco ed è lì che il cantastorie Nonò Salamone ha intonato “Portella delle Ginestre”, omonima commovente poesia di denuncia del grande Ignazio Buttitta, che il cantastorie di Sutera ha musicato rendendola ancora più struggente.
   Primo maggio a Portella, dove il cantastorie è stato chiamato ad esibirsi dalla Cgil che quest’anno ha organizzato l’evento con la collaborazione dello Spi pensionati, ed ha invitato le regioni Piemonte, Campania e Basilicata. Ad accompagnare Salamone c’era anche il dirigente della Camera del lavoro di Mussomeli, Francesco Amico. Nebbia, cielo plumbeo e vento gelido hanno accolto i più mattinieri, ma verso le dieci il cielo si è aperto. I pullman coi compagni, arrivavano da Potenza, Matera, Sassari, Velletri, Torino, e il cantastorie di Sutera ha attaccato con quei versi immortalati che penetrano e incidono come appuntiti coltelli. La gente chiede cd e musicassette, il cantastorie si scusa, ha portato solo voce e chitarra. Quindi ancora pezzi della Sicilia del tempo che fu, con alcuni brani di Rosa Balistreri, per concludere col Lamento di Salvatore Carnevale, il picciotto socialista di Sciara, ammazzato dalla mafia il 16 maggio 1955, a colpi di lupara in faccia. Applausi scroscianti. Poi, verso mezzogiorno arriva il corteo da Piana degli Albanesi e alla sua testa c’è Rita Borsellino, parla alla folla mentre le bandiere rosse sventolano nell’azzurro. Ed è festa comunista. Ci sono anche Leoluca Orlando, Luciano Violante, Lumia e altri.
   Come già detto, i contadini dei paesi vicini erano soliti radunarsi a Portella della Ginestra per la festa del lavoro già ai tempi dei Fasci siciliani, per iniziativa del medico e dirigente contadino Nicola Barbato, che parlava alla folla da quel sasso, quale podio naturale. Tale tradizione fu interrotta dal fascismo e riprese dopo la caduta di Mussolini. Quel lontano 1947 non si festeggiava solo il primo maggio ma anche la vittoria dei partiti di sinistra raccolti nel Blocco del popolo, nelle prime elezioni regionali svoltesi dieci giorni prima, il 20 aprile. Le sinistre avevano ribaltato il risultato delle elezioni per l'Assemblea costituente. La Democrazia cristiana era scesa dal 33,62% al 20,52%, mentre le sinistre avevano avuto il 29,13% (alle elezioni precedenti il Psi aveva avuto il 12,25% e il Pci il 7,91%). La campagna elettorale era stata molto animata, non erano mancate minacce e si contavano le prime vittime: il 4 gennaio 1947 era stato assassinato il dirigente comunista e del movimento contadino Accursio Miraglia; il 17 gennaio era stato ucciso il militante comunista Pietro Macchiarella. Quello stesso giorno i mafiosi avevano sparato all'interno del Cantiere navale di Palermo. Che a Portella sarebbe successo qualcosa era nell’aria, ma nessuno poteva immaginare quell’eccidio rimasto tuttora impunito.

Roberto Mistretta
www.robertomistretta.it

Ringraziamo Roberto Mistretta per aver scritto in esclusiva per il nostro sito questo articolo.



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