La Sicilia, 07 Aprile 2006, Cronache di Caltanissetta e provinciaL’inchiesta antimafia «Uragano». Il Gip cita le parti offese di Milena e SuteraIl boss mise pace per i fidanzatiLa cosca interveniva anche per mettere pace tra le famiglie di due fidanzati, non solo per compiere estorsioni e danneggiamenti.Adesso chi ha reso dichiarazioni ai carabinieri nell’ambito delle indagini che hanno portato all’arresto dei presunti componenti delle cosche mafiose di Milena, Montedoro, Campofranco e Sutera, sarà chiamato a confermare quanto dichiarato agli inquirenti, davanti al giudice che ha emesso i provvedimenti restrittivi, nel dicembre scorso. L’ordinanza di ammissione di incidente probatorio è stata emessa dal giudice Fabrizio Nicoletti che ha accolto la richiesta avanzata dall’avv. Giuseppe Dacquì, che difende alcuni dei 23 indagati coinvolti nell’operazione antimafia «Uragano» scattata il 13 dicembre scorso in alcuni Comuni del Vallone. Gli indagati sono Calogero Amico, Salvatore Amico, Gioacchino Arnone, Gioacchino Cammarata, Giuseppe Cammarata, Angelo Cassenti, Giuseppe Cassenti, Paolino Maria Di Marco, Carmelo Michele Falletta, Giuseppe Falletta, Carmelo Mattina, Gioacchino Mattina, Salvatore Mattina, Francesco Randazzo, Carmelo Sorce di Milena, Giuseppe Tona di Milena, Lorenzo Schillaci di Campofranco, Salvatore Carruba di Sutera, Calogero Falcone, Orazio Duminuco, Damiano Farruggia, di Montedoro, Vincenzo Billitteri, Alessandro Pirrotta di Palermo (difesi dagli avvocati Giacomo Vitello, Maria Vizzini, Giuseppe Dacquì, Filippo Maria Gallina, Giacomo Butera, Maria Stella Calabrese, Sandro Valenza, Maria Giambra, Fabio Passalacqua, Claudio Testa, Calogero Vizzini). Le persone chiamate a testimoniare saranno parti offese di Milena e Sutera. Tra i fatti dei quali saranno chiamati a riferire, c’è anche quella relativa all’intervento di un presunto boss nei confronti di una persona, genitore di una ragazza fidanzata di un altro indagato, al fine di farli riappacificare. L’incidente probatorio - che avverrà a fine maggio in Tribunale - è stato disposto dal giudice anche per evitare che le parti offese possano essere oggetto di intimidazioni da parte degli appartenenti alle cosche mafiose, per costringerli a ritrattare le accuse. I gruppi criminali di Milena si sono resi responsabili di attentati incendiari ed estorsioni anche nei confronti di piccoli operatori. In un caso venne esplosa una fucilata contro un imprenditore che viaggiava in auto. |