La Sicilia, 12 Marzo 2006, Cronache di Caltanissetta e provinciaGestione del servizio: i sindaci di Mussomeli, Acquaviva, Sutera, Vallelunga e Villalba protestanoOra l’Ato fa pagare le spese legaliMUSSOMELI. Venerdì i sindaci di Mussomeli, Acquaviva Platani, Sutera, Vallellunga e Villalba, riuniti in assemblea, hanno atteso invano il presidente dell’Atoambiente per discutere in merito all’aumento delle tariffe. I primi cittadini sentendosi "snobbati", hanno quindi diffuso una nota, dichiarandosi "solidali con i cittadini su cui si riverserà il maggiore costo del bilancio Ato, contestano la impostazione dell’Ato stesso, la gestione di un servizio costoso e lontano dalle possibilità economiche non solo dei Comuni ma anche dei cittadini".Insomma, i sindaci stanno cominciando a prendere le misure dall’Ato che dal canto suo continua a mantenere una posizione dura, tant’è che ha dato mandato a diversi legali di richiedere il pagamento delle somme pretese. Non più sanzioni né interessi, ma gravate dalle spese legali. E contro tale stato di cose ieri si è levata forte la voce di Daniele Frangiamore, consulente fiscale che contesta il modo di agire dell’Ato ed ha inviato una lunga nota tecnica al presidente del consiglio comunale e a tutti i consiglieri a cui chiede: "Un intervento incisivo e risolutivo con un ordine del giorno straordinario visto l’importanza del caso, ricordando, al civico consesso, che in caso di un inevitabile corposo contenzioso passerebbero mesi o anni per la riscossione da parte dell’Ato delle somme eventualmente dovute e che inevitabilmente porterebbero all’anticipazione di somme da parte del Comune, con il risultato quasi scontato di un dissesto finanziario, anche perché ciò che è accaduto per l’acconto 2005 potrebbe riverificarsi per l’acconto 2006". In premessa Frangiamore scrive: "In questi giorni si sta assistendo ad un’accanita ripresa dell’attività impositiva da parte dell’Ato che ha affidato ad una serie di legali, l’incarico di procedere al recupero dei crediti di presunte somme dovute. Ricordo che l’Ato aveva inviato nell’agosto 2005 con posta ordinaria le fatture di acconto per l’anno 2005 a titolo di "Tariffa Igiene Ambientale" con scadenza 31/07/2005, quindi già fuori termine". Si ricorderà che sono state concesse una serie di proroghe, di cui l’ultima con scadenza al 30/09/2005 e con la consueta intimazione che in caso di non pagamento sarebbero stati irrogati interessi e sanzioni. Si elevarono proteste da parte di Associazioni dei Consumatori e associazioni di categoria e professionisti. Lo scrivente stesso è stato autore di palesi proteste sulla stampa, imperniate su motivazioni di carattere tecnico. Altro punto che lo scrivente contestava era l’imposizione della tassa all’Iva; ovvero la doppia imposizione, su di un "servizio essenziale". “Da quanto detto - aggiunge Frangiamore - si desume che visto l’impossibilità, per l’Ato ad applicare interessi e sanzioni, come lungamente minacciato, ha optato per aggravare le spese dei contribuenti con il tentativo del recupero crediti, avendo, si spera non dolosamente, assimilato la Tia ad un semplice servizio a richiesta del contribuente. Da ciò ne è derivato che i legali incaricati al recupero crediti diffidavano i cittadini a versare le somme dovute all’Ato con l’aggravio di un’ulteriore somma, a titolo di spese legali che varia da euro 30 a euro 34, a second dal legale che inviava la comunicazione. A questo punto è importante rilevare due cose fondamentali, dalla documentazione che finora lo scrivente ha potuto esaminare, e cioè: la diversità di procedura utilizzata dai legali nel notificare la diffida, ovvero un legale notificava il precetto di intimazione al pagamento con raccomandata a.r., mentre un altro la inviava con posta ordinaria, usando termini diversi. Ciò fa riflettere sul fatto che per quanto riguarda la notifica della diffida, non è stata eseguita una uniforme procedura della stessa, ritenendo la diffida prettamente un atto formale visto che per entrare in possesso di dette somme l’Ato dovrà, per forza di cose, essere in possesso di un titolo esecutivo ovvero di un decreto ingiuntivo da parte del Giudice di Pace competente per territorio, cioè Mussomeli. Dimostrando l’esistenza dei suoi presupposti e cioè la certezza, la liquidità e l’esigibilità del credito, cosa che allo stato dei fatti non verrà molto facile". Roberto Mistretta www.robertomistretta.it |