La Sicilia, 09 Settembre 2005, Cultura & Spettacoli

QUESTA SICILIA

I luoghi magici del Vallone

Maledette siano Taormina, Cefalù ed Erice, la Trimurti del turismo siciliano. Scilla e Cariddi avevano meno appetito di questi tre mostri divoratori di turisti.
   Anche Agrigento, le Eolie, Palermo, l’Etna, Siracusa e gli altri maggiorenti del Club delle meraviglie sicule hanno la loro parte di responsabilità. Alla fine non restano che le briciole, buone giusto per i passeri.
   Sono strani animali, i turisti. "Comprano" le località di marca come si compra un orologio o un abito firmato, e sembrano di non curarsi né del sovraffollamento, né dei prezzi, certi che quella frutta martorana esposta in vetrina sia quanto di meglio possa offrire la pasticceria isolana (e non è vero), e che quelle spiagge rappresentino qualcosa di speciale soltanto perché dietro c’è una località di immensa rinomanza (e spesso è vero il contrario).
   Strani animali, certo, ma in fondo incolpevoli.
   Per scoprire qualcosa di diverso bisogna faticare, e il risultato è dubbio. Le localit à di punta, inoltre, sono viabilisticamente ben servite, e questo pesa parecchio, in una terra dove il cammino è quasi sempre tortuoso e cosparso di saliscendi.
   Manca la buona volontà, manca lo spirito di avventura, ma mancano anche le informazioni.
   I dépliant esistono, e spesso sono ben fatti, ma è ben difficile che un’agenzia milanese o berlinese venda un pacchetto che oltre ad essere esteticamente meno scintillante costa molto di meno e quindi procura meno utili.
   Che speranze possono avere, per esempio, due paesi come Mussomeli e Sutera, da secoli dirimpettai nel silenzio e nel verde, di sottrarre un pullman di tedesconi a un hotel taorminese da duecento euro al giorno? Per carità, mai un percorso così proletario pretenderebbe di attrarre l’attenzione di un forestiero per più di una giornata. Mussomeli al mattino, pranzo in un agriturismo, pomeriggio a Sutera e la sera via, si torna alla base, tra decine di migliaia di altre persone, pizzerie e discoteche, negozi Benetton e gelati al tavolo a dieci euro ciascuno. Insomma, tutto esattamente come a Milano o a Berlino, dove trascorrono gli altri trecentocinquanta giorni all’anno. E’ la vacanza griffata.
   Mussomeli non è Gubbio, ma le sue granite sono autentiche, il clima è fresco anche d’estate e il suo castello chiaramontano vale da solo la gita, anche se le strade di collegamento sono burbere, quasi scostanti.
   Non è l’unico maniero di Sicilia a poter vantare una certa atmosfera. Qui però è possibile gustarla senza stare in coda, senza scostarsi di continuo per non disturbare le inquadrature dei fotografi dilettanti e senza dover subire la maleducazione e il sudore dei vicini troppo vicini. Tutt’intorno la Sicilia vera, quella del feudo, delle montagne.
   Sutera è minuscola e incredibilmente pulita. Anch’essa, come Mussomeli, ha uno sponsor. Un padrino, anzi. Là è il castello, qua un santuario sulla verticale dell’abitato.
   Si raggiunge per un’accurata strada di pietra disseminata di cortesi fontanelle e di panchine per gli arrampicatori più riflessivi.
   Da lassù la vista delle antiche tegole del borgo è magica, perfetta sino a sfiorare la finzione, e il santuario è così ben tenuto da sembrare nuovo. Niente bancarelle né gelatai, niente bus panoramici né souvenir.
   La sublimazione del turismo. Quasi imbarazzante, coi tempi che corrono.
   E questo non è che uno dei tanti percorsi possibili. Ma è inutile farsi illusioni. Pian piano il senso civico, la magistratura, il trascorrere dei decenni, il crescente senso della legalità e i corsi e ricorsi storici finiranno per ridurre in cenere la mafia e forse anche la mentalità mafiosa. Ma niente e nessuno riuscirà mai a impedire che il turismo nazionale e mondiale paghi un pesante pizzo alla Cupola turistica al cui vertice dettano legge Taormina, Cefalù ed Erice, maledette loro!

ENZO RUSSO

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