La Sicilia, 14 Agosto 2005, Cronache di Caltanissetta e provincia

IL PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE «ITALIA NOSTRA»

«Per superare l’emergenza rifiuti è nato l’affaire fuori dalle regole»

Prendendo spunto dai bollettini di pagamento del servizio di igiene ambientale per l’anno 2005 che la società d’ambito Ato Rifiuti Cl 1 ha inviato ai nisseni, il presidente regionale di Italia Nostra, Leandro Janni, fa alcune riflessioni sul Piano regionale per la gestione dei rifiuti in Sicilia, affermando innanzi tutto che "le ripetute proroghe dei poteri commissariali affidati al presidente della Regione per superare lo stato di emergenza per la gestione dei rifiuti e delle risorse idriche in Sicilia hanno generato, in questi anni, l’ennesima occasione per gestire una quota ingente di finanziamenti pubblici con poteri straordinari, al di fuori di ogni regola e in deroga a ogni norma vigente". Per l’arch. Janni, l’attuale piano regionale dei rifiuti "inverte le priorità indicate dall’Unione Europea e recepite dal Decreto Ronchi, dando precedenza e centralità alla termovalorizzazione, che dovrebbe "smaltire" almeno il 65% dei rifiuti prodotti dai siciliani, mentre il conseguimento della quota del 35% di raccolta differenziata (obiettivo minimo da raggiungere entro il 2003) viene rinviato al 2008, senza peraltro individuare alcuna misura che assicuri il rispetto di questa previsione".
   "Ribaltando la logica delle politiche europee di settore - accusa il presidente regionale di Italia Nostra - e in totale assenza di azioni volte alla riduzione della produzione dei rifiuti, all’avvio della raccolta differenziata o al coinvolgimento dei consorzi di filiera per il riciclaggio, nel 2003 il Commissario straordinario ha dato il via libera al sistema della termovalorizzazione attraverso un bando ha selezionato quattro Ati (Associazioni temporanee d’impresa) che dovranno smaltire tutti i rifiuti prodotti in Sicilia (verrà bruciata l’intera parte secca e portata in discarica quella umida). Il Commissario ha quindi firmato una convenzione con la quale impegna i 27 consorzi di comuni in cui è stato diviso il territorio siciliano a conferire, per i prossimi 20 anni, i propri rifiuti a questi raggruppamenti d’impresa, creando in tal modo un sistema alternativo alla gestione integrata prevista dal Dl. 22/97 e dalle direttive europee".
   Sostiene ancora Janni che "a esclusiva tutela degli interessi delle imprese, nella convenzione si prevedono garanzie che ritenevamo ormai materia obsoleta in tempi di libero mercato (tariffa ritoccata al rialzo qualora dovesse diminuire il quantitativo dei rifiuti conferiti a seguito dell’avvio della raccolta differenziata), all’evidente scopo di garantire un profitto massimo per le imprese e in danno dei cittadini che si ritroveranno a pagare fior di tariffe per mantenere in esercizio i megainceneritori". E dopo avere sfiorato altre questioni "tecniche" l’esponente di Italia Nostra afferma: "Siamo certamente di fronte ad uno dei più grandi affari della più recente storia siciliana: ai quasi 500 milioni di euro necessari per la realizzazione degli impianti si devono infatti sommare i circa 210 milioni di euro che i comuni pagheranno alle imprese, ogni anno, e per vent’anni. Un affare di quasi cinque miliardi di euro (10 mila miliardi di vecchie lire). A questa cifra andranno ulteriormente aggiunti i ricavi derivanti dalla vendita dell’energia alla rete nazionale. E questa vendita sarà anche sostenuta dal contributo dello Stato attraverso i certificati verdi, e quindi pagata una seconda volta dai cittadini, dal momento che in Italia l’energia prodotta dalla combustione dei rifiuti è considerata fonte rinnovabile".
   Janni è convinto che tutto questo non potrà non essere a rischio di infiltrazioni mafiose. "L’affidamento del sistema per i prossimi 20 anni a raggruppamenti d’impresa formati prevalentemente da società interessate alla produzione d’energia - sostiene - prelude infatti a uno scenario in cui tutta la parte a monte dell’incenerimento (gestione dei centri di trasferenza, delle discariche, dei trasporti) verrà condotta da soggetti che non hanno partecipato al bando. Gli affidamenti di questa parte del servizio saranno quindi, molto probabilmente, destinati a sfuggire alle normali procedure d’evidenza pubblica, e per questo potrebbero facilmente condurre al sistema delle imprese troppo spesso coinvolte in indagini sull’ecomafia. Le ragioni che sottendono a questa scelta del Presidente-Commissario Cuffaro ci appaiono, comunque, piuttosto coerenti con l’indirizzo dell’attuale Ministero dell ’Ambiente, che sostiene con forza la diffusione degli inceneritori come unica soluzione per lo smaltimento dei rifiuti, a valle di un po’ di raccolta differenziata e di riciclaggio - più per avere la copertura dalle direttive europee che per convinzione della loro effettiva necessità".
   Janni pertanto auspica che "il Piano regionale per la gestione dei rifiuti in Sicilia venga sostanzialmente modificato”.

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