Vi proponiamo la seconda parte di un articolo che il Prof. Federico Valerio, direttore del Dipartimento di Chimica Ambientale dell'Istituto Tumori di Genova, ha scritto sugli inceneritori e sugli effetti degli stessi sull'ambiente e sull'uomo.
  Ringraziamo il Professor F. Valerio per l'autorizzazione che ci ha concesso ha pubblicare questo suo articolo.
  Il Prof. Valerio e' anche il responsabile della sezione di Genova di Italia Nostra nel cui sito si possono trovare articoli e notizie riguardanti l'ambiente in tutti i sensi.



(Novembre 2004)


DUE O TRE COSE CHE SO DI LORO. II Capitolo


Diossine, Traffico, Termovalorizzatori.

Prof. Federico Valerio, direttore del Dipartimento di Chimica Ambientale dell'Istituto Tumori di Genova

“Le automobili inquinano più dei termovalorizzatori.”

  Questo è il ritornello, ripetuto in ogni occasione da moltissimi personaggi della politica nostrana: il ministro Matteoli, l’ex ministro Ronchi, il vice Commissario Straordinario per l’emergenza rifiuti della Campania, l’assessore regionale Orsi, il senatore Grillo, il sindaco di Genova Pericu...
  A forza di ripeterlo, il ritornello è ormai diventato verità assoluta, incontestabile.

Eppure, l’affermazione che le automobili inquinano più dei termovalorizzatori è clamorosamente falsa!


Quante diossine emetterà giornalmente il termovalorizzatore di Genova?

  Chi pensa che la termovalorizzazione dei rifiuti sia l’unico sistema possibile per risolvere il problema dei rifiuti urbani, propone per la Provincia di Genova (circa 900.000 abitanti) un termovalorizzatore, in grado di trattare 800 tonnellate di rifiuti urbani al giorno. Proposte molto simili sono fatte in tutte le regioni italiane e il numero di progetti di termovalorizzatori di taglia simile a quella dell’impianto proposto a Genova è ormai di diverse decine.
  Per bruciare 800 tonnellate di rifiuti, occorre l’ossigeno presente in circa cinque milioni di metri cubi d’aria che, dopo la combustione, sono immessi nuovamente in atmosfera, come fumi, dopo una loro adeguata depurazione.
  Anche con i sofisticati sistemi di depurazione fumi dei moderni termovalorizzatori, l’aria che esce dal camino è comunque più inquinata di quella che è entrata nel forno del termovalorizzatore. E, per quanto riguarda la tutela della salute pubblica, nel caso di inquinanti persistenti e bioaccumulabili come le diossine, è irrilevante l’effetto di diluizione realizzabile con alti camini.
  Se il termovalorizzatore di Genova avrà le stesse caratteristiche tecnologiche di quello di Brescia, spesso portato a modello, in ogni metro cubo di fumi in uscita dal suo camino ci saranno 8 picogrammi di diossine. Questo valore è stato comunicato dalla ditta che gestisce il termovalorizzatore di Brescia e, certamente, è rappresentativo delle migliori prestazioni di questo tipo di impianto. Si tratta, comunque, di una concentrazione di diossine almeno 40 volte superiore a quella che si può presumere sia presente nell’aria in ingresso all’impianto.
  Più realisticamente, la concentrazione media di diossine, sul lungo periodo, nei fumi di questo, come di altri impianti simili, si attesterà sui valori medi registrati negli inceneritori tedeschi: 52 picogrammi per metro cubo di fumi emessi, valore riportato nell’Inventario delle Diossine in Europa e, comunque, ampiamente rispettoso dell’attuale limite alle emissioni di diossine stabilito dalla UE (100 picogrammi per metro cubo).
  Pertanto, al meglio delle sue prestazioni, il termovalorizzatore genovese, per ogni giorno di funzionamento, immetterà nell’ambiente 40 milioni di picogrammi di diossine. La produzione giornaliera di diossine da parte dello stesso termovalorizzatore, sarà di 260 milioni di picogrammi, se, molto più realisticamente, l’impianto avrà le prestazioni medie dei termovalorizzatori tedeschi, da sempre portati a modello.


Quante diossine emette giornalmente il traffico veicolare di Genova?

  Nel già citato inventario europeo delle fonti di diossine, il fattore di emissione minimo, per le autovetture catalizzate e per le autovetture diesel europee è, stimato, rispettivamente, di 3,5 e 23,6 picogrammi (pg) di diossine per litro di combustibile consumato.
  I fattori di emissione medi, sempre riportati nell’inventario europeo delle emissioni di diossine, per le auto catalizzate e le auto diesel, sono rispettivamente 43 e 48 pg/l.
  I consumi medi giornalieri di benzina e gasolio per auto trazione che attualmente si registrano nel comune di Genova sono rispettivamente 463.000 e 159.000 litri.
  Pertanto, l’intero parco autoveicolare genovese produce, giornalmente, una quantità di diossine compresa tra il valore minimo di 5.372.900 picogrammi e il valore medio di 27.541.000 picogrammi.
  Questi valori sono nettamente inferiori ( da 7,4 a 9,4 volte ) alla quantità minima e media di diossine che emetterà giornalmente il termovalorizzatore genovese.


Conclusioni

  Il termovalorizzatore previsto per il trattamento dei rifiuti prodotti dalla Provincia di Genova produrrà, giornalmente, una quantità di diossine nettamente superiore (da 7,4 a 9,4 volte) a quella emessa, nello stesso periodo, dall’intera flotta autoveicolare genovese (circa 300.000 autovetture).
  Ciò significa che la quantità di diossine emesse giornalmente in atmosfera dal termovalorizzatore genovese equivale a quella prodotta giornalmente da oltre due milioni di autovetture.
  Questa stima è confrontabile con le stime di emissioni di diossine in Germania per l’anno 1995, presenti nell’ Inventario Europeo delle diossine.
  In questo paese, dove nel 1995 già operavano gli inceneritori più moderni e, in anticipo di alcuni anni rispetto all’Italia, le nuove autovetture erano catalizzate, l’emissione annuale di diossine da inceneritori di rifiuti urbani ed ospedalieri è stata stimata pari a 157,28 grammi, a fronte di una emissione di diossine, da parte di tutto il traffico su gomma tedesco, stimato pari a 4,14 grammi.
  Pertanto, in Germania, la quantità di diossine da incenerimento era stimato 17,2 volte maggiore della quantità di diossine prodotta dal traffico.

  Nello stesso periodo (1995), per gli Stati Uniti, le stime dell’EPA, valutavano che i 130 inceneritori in funzione in tutti gli “States”, per incenerire circa 30 milioni di rifiuti all’anno, emettevano in atmosfera 1.758 grammi di diossine, a fronte di solo 39,1 grammi prodotte, annualmente, da tutte le auto catalizzate USA. Una differenza di oltre 40 volte!

  Questi dati smentiscono clamorosamente quelli comunicati dal Sindaco di Genova, Giuseppe Pericu, nella seduta consiliare del 15 novembre del 1999, che avrebbe dovuto benedire la realizzazione di un termovalorizzatore ai piedi della Lanterna di Genova. In quell’occasione, in uno dei lucidi che qualche solerte funzionario gli aveva preparato, intitolato “Diossine: emissioni a confronto”, si poteva leggere:
  “Le emissioni di un’ora di un inceneritore corrispondono a quelle di 15 auto catalizzate. Con gli attuali limiti di legge e le odierne tecnologie di controllo dei fumi, l’inceneritore è diventato una sorgente di diffusione delle diossine trascurabile rispetto a molte altre fonti, quali ad esempio il traffico cittadino”.
  Questo stessa informazione era riportata in un lucido utilizzato, nel Settembre del 2003, dal vice Commisario all’emergenza rifiuti della Campania, durante la sua conferenza tenuta a Genova alla presenza dei rappresentanti politici della Liguria, per convincerli che l’emergenza rifiuti in Liguria si può risolvere, come si pensa di fare in Campania, termovalorizzando l’80 % dei rifiuti prodotti da tutti i Liguri.
  Nessuno, in entrambe le occasioni, ha prestato attenzione al fatto che la fonte di questa informazione era un numero di QUATTRORUOTE, uscito nel 1992, la cui attendibilità scientifica su di un argomento così delicato, richiedeva quantomeno, una verifica da fonti scientificamente più qualificate.
  E’ quanto ci siamo permessi di fare con questo nostro documento.


Federico Valerio, federicoCHIOCCIOLINAvillage.it

NOTE.

  1. Per facilitare la comprensione ai non addetti ai lavori si è preferito usare il termine ”diossine”, al posto della più consueta nomenclatura: PCDD/F teq. Pertanto, il termine “diossine”, utilizzato nel testo, e le corrispondenti quantità in peso, corrispondono, sempre, alla somma delle quantità di diossine e furani che le norme internazionali prescrivono che siano monitorati. Prima della somma, come prescritto, ognuno di questi composti è stato moltiplicato per il corrispondente fattore di tossicità equivalente alla diossina più tossica, proposto dalle stesse organizzazioni. In questo modo, dal punto di vista tossicologico, possono essere correttamente confrontate miscele di diossine e furani di diversa composizione.
  2. I volumi di fumi o di aria riportati nel testo, sono sempre volumi normalizzati per temperatura e pressione. Quindi volumi e concentrazioni riportati nel testo sono sempre tra loro confrontabili. Anche in questo caso si è preferito utilizzare una nomenclatura più comprensibile ai non addetti ai lavori anche se formalmente non corretta
  3. In entrambi i casi, ci scusiamo di questa licenza con gli addetti ai lavori.

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