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Vi proponiamo la prima parte di un articolo che il Prof. Federico Valerio, direttore del Dipartimento di Chimica Ambientale dell'Istituto Tumori di Genova, ha scritto sugli inceneritori e sugli effetti degli stessi sull'ambiente e sull'uomo. Due o tre cose che so' di loroPrima Parte
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| Ma è lecito ignorare quei 40 picogrammi di diossine che l'inceneritore emette, solo perché le analisi non permettono una loro precisa misura e perché sono rispettati i limiti di legge? |
| Infatti, la maggiore quantità di diossine a cui ciascuno di noi è esposto si trova nel cibo che mangiamo. La quantità di diossine assorbite per inalazione d'aria è molte volte minore della quantità assorbite con gli alimenti. |
| Diossine (pg/kg MPC) |
% | |
| Scorie | 7.590 | 72.6 |
| Ceneri boiler | 580 | 5.6 |
| Ceneri filtro a maniche | 1.940 | 18.6 |
| Fanghi | 160 | 1.5 |
| Fumi | ||
| Fase gassosa | 150 | 1.5 |
| Fase particellata | 20 | 0.2 |
| Totale | 10.440 | 100 |
Quante diossine emette un inceneritore?
Ma quanti picogrammi di diossine emette giornalmente un inceneritore? Ovviamente, questa quantità dipende da quanti metri cubi di fumi emette giornalmente l'impianto e questo volume dipende dalla quantità di rifiuti bruciati.
Più rifiuti sono bruciati, più aria è necessaria per la loro combustione completa, più fumi sono emessi dal camino.
Se la taglia del nostro inceneritore è quella tipica di un moderno termovalorizzatore (800 tonnellate di rifiuti termovalorizzati al giorno), il volume di fumi che questo impianto giornalmente immette in atmosfera è di 5.040.000 (cinque milioni quarantamila) metri cubi!
Abbiamo ipotizzato che ogni metro cubo di fumi di quest'impianto contiene 40 picogrammi di diossine, quindi la quantità giornaliera di diossine immessa nell'ambiente dal nostro termovalorizzatore equivale a 201.600.000 (duecento un milioni seicentomila) picogrammi.
Questo valore non è molto diverso da quello misurato realmente nel termovalorizzatore che ha fornito i dati di produzione di diossine utilizzati nella precedente Tabella. A parità di rifiuti bruciati giornalmente, la produzione di diossine di questo impianto reale sarebbe di 136.000.000 (cento trentasei milioni) di picogrammi.
Abbiamo visto che, attualmente, la dose tollerabile di diossine per un adulto di 70 chilogrammi è pari a 140 picogrammi al giorno.
Pertanto, la quantità di diossina emessa giornalmente dal nostro inceneritore virtuale (che, ricordiamo, rispetta a pieno i limiti di legge) equivale alla dose tollerabile di 1.440.000 (un milione quattrocento quarantamila) persone adulte.
E per rispettare il valore minimo di deposizione al suolo proposto dal Belgio (3.4 pg/m2) questa quantità di diossine, in assenza di altre fonti, dovrebbe essere uniformemente distribuita su circa 60.000.000 (sessanta milioni) di metri quadrati (pari a 6.000 ettari, ovvero 60 chilometri quadrati).
Come termine di paragone, ricordiamo che la quantità media di diossine che giornalmente cade su di un metro quadrato di area rurale è di 6 picogrammi e che la superfice della circoscrizione di Sestri è di 2.066 ettari.
Anche a fronte del pieno rispetto degli attuali limiti per le emissioni di diossine, questi numeri a noi suggeriscono grande prudenza nelle scelte per risolvere i problemi creati dal nostro attuale modo di produrre e smaltire rifiuti.
Al contrario, il nostro governo e quasi tutte le amministrazioni locali minimizzano il problema, invitano a continuare a consumare e a produrre rifiuti come prima e più di prima, e prevedono almeno un grande inceneritore per ognuna delle 103 province italiane.
Se queste previsioni si attueranno, la quantità di diossine che giornalmente emetterebbero i termovalorizzatori italiani potrebbe essere qualcosa come 20 miliardi di picogrammi (la dose massima tollerabile per oltre cento quaranta milioni di italiani adulti!).
Il rispetto dei limiti alle emissioni ci deve tranquillizzare?
A questo punto diventa importante rispondere correttamente alla quarta domanda:
"In base a quale criterio sono stati fissati i limiti di legge per le emissioni di diossine?"
La risposta è desumibile da quanto riportato, nella Direttiva 2000/76/CE sull' incenerimento dei rifiuti approvata dall' Unione europea:
"I valori limite stabiliti dovrebbero prevenire o limitare, per quanto praticabile, gli effetti dannosi per l'ambiente e i relativi rischi per la salute umana."
Questa frase è chiara e senza ombra di dubbio. A parte i cautelativi condizionali (dovrebbero), quel per quanto praticabile significa che i limiti alle emissioni hanno solo un significato tecnico: corrispondono alle concentrazioni più basse raggiungibili dalla termovalorizzazione con la migliore tecnologia al momento disponibile e, ovviamente, a costi accettabili per l'azienda.
Siamo certi che la maggior parte dei nostri lettori hanno sentito i loro amministratori assicurare che l'inceneritore che costoro volevano realizzare non avrebbe creato nessun problema alla salute, in quanto impianto rispettoso dei limiti di legge.
Ora dovrebbe essere chiaro a voi, come al sottoscritto, che questa affermazione è assolutamente falsa!
L'infondatezza di questa affermazione, è testimoniata proprio dalla lunga storia degli inceneritori di rifiuti, iniziata alla fine dell'800.
E'ovvio che ogni tipo d'inceneritore realizzato, d'allora ad oggi, fosse rispettoso delle norme in vigore al momento della sua progettazione.
Ma tutte le norme ambientale, di solito, sono arretrate d'almeno una decina d'anni rispetto alle conoscenze scientifiche sull'argomento. E queste conoscenze sono tutt'altro che definitive.
E così, dopo decenni d'uso, solo intorno agli anni 60 ci si è accorti che gli inceneritori emettono gas acidi pericolosi per la salute umana e dei vegetali. Normato e ridotto questo problema si è scoperto che gli inceneritori emettono anche metalli tossici e cancerogeni che si accumulano nell'ambiente; poi si è scoperto che gli inceneritori erano anche la maggiore fonte di emissioni di diossine.
E mentre si cercava, con varia fortuna e costi crescenti, di ridurre l'emissioni di metalli e diossine, l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, confermava, definitivamente, l'effetto cancerogeno di questi composti per l'uomo.
Conseguentemente, l'Organizzazione Mondiale della Sanità e l'Unione Europea, riducevano la quantità di diossine fino ad allora tollerata nella dieta umana.
Invece, il limite alle emissioni di diossine negli inceneritori rimaneva, stranamente, identico a quello fissato prima del riconoscimento dell' effetto cancerogeno. La Tabella che segue sintetizza la sequenza temporale di questi eventi.
Cronistoria degli studi che hanno valutato gli effetti delle diossine
e norme per il contenimento di questi effetti.
| 1976 | Incidente di Seveso |
| 1989 | Direttiva UE per ridurre le emissioni degli inceneritori. Diossine nei fumi: 100 pg/m3 |
| 1991 | L'OMS fissa la dose giornaliera tollerabile di diossine a 10 pg/kg peso |
| 1993 | Il V piano d' azione della UE prevede di ridurre l'emissioni di diossine del 90% entro il 2005, in tutti i paesi membri |
| 1997 | La IARC conferma che le diossine sono cancerogene per l'uomo |
| 1997 | Il Governo Giapponese fissa i limiti di rilascio totale di diossine da inceneritori (5.000 pg/kg di materiale post consumo trattato) |
| 1998 | L'OMS riduce la dose tollerabile giornaliera per l' uomo a 1 4 pg/kg peso |
| 2000 | Nuova direttiva UE su incenerimento. Si conferma il limite alle emissioni di 100 pg/m3 |
| 2001 | Strategia comunitaria sulle diossine: la dose tollerabile giornaliera è stabilita a: 2 pg/kg peso |
A pensar male, la scelta fatta dalla UE nel 2000 di confermare i limiti delle emissioni di diossine fissate nel 1989, quando ancora non era certo l'effetto cancerogeno delle diossine, come pure il loro effetto di distruzione del sistema endocrino, nulla ha a che fare con la scienza e la tutela della salute umana.
Forse ci avviciamo di più alla verità, pensando che questa scelta sia dovuta al fatto che la maggior parte degli inceneritori realizzati tra gli anni 80 e 90 in Francia, Danimarca, Germania, Belgio (e che non hanno ancora ammortizzato i costi di investimento), non sarebbero in grado di rispettare con continuità, limiti più restrittivi.
Quanto le norme privilegino gli interessi delle imprese, piuttosto che quelli della comunità, è deducibile anche dalla singolare disposizione della normativa europea che fissa la frequenza di controlli di diossine ad un solo (sic) prelievo all'anno!
La scusa è l'alto costo di queste analisi. Tuttavia, è ovvio che, a fronte di un combustibile (i nostri materiali post consumo) caratterizzato da un'estrema variabilità (umidità, potere calorifico, composizione chimica), un'unica misura annuale non possa essere rappresentativa della quantità di diossine mediamente emessa da un termovalorizzatore.
E questo spiega i motivi per i quali sarebbe stato opportuno che, durante le visite ai termovalorizzatori, qualcuno faccia anche le domande numero 2 e numero 3.
Danni alla salute provocati dalle diossine
Per quanto riguarda i meccanismi d'accumulo delle diossine lungo la catena alimentare, fino al latte materno, e sui rischi di cancro connessi con l'esposizione a questi composti, rinviamo ad un nostro documento già presente in rete (http://www.village.it/italianostra/diossine.html).
Come già accennato, numerosi dati sperimentali pubblicati recentemente stanno dimostrando come l'esposizione a diossine, oltre a diversi tumori, possa produrre altri effetti sulla salute umana, anche a dosi inferiori a quelle fino ad oggi stimate tollerabili.
La maggior parte dei nuovi effetti studiati ed attribuili all'esposizione a diossine, riguardano la delicata sfera sessuale.
L'aspetto più preoccupante di questi studi è che gli effetti indesiderati, prodotti dalle diossine, si verificano spesso a seguito d'esposizione croniche di tipo non professionale e a dosi molto basse.
Effetti dell'esposizione perinatale a diossine.
Nell'arco della vita, la dose più elevata di diossine si assume subito dopo la nascita, con il latte materno. Si tratta d'una informazione sconcertante che, se non deve far rinunciare ai vantaggi dell'allattamento materno, non può essere ignorata.
Uno studio olandese, effettuato tra il 1990 e il 1992, ha voluto valutare se l'esposizione a diossine durante la gestazione e l'allattamento potesse avere effetti sul comportamento dei bambini.
Motivo di questo studio è che le diossine hanno anche un effetto neurotossico e possono interferire con gli effetti degli ormoni che regolano lo sviluppo sessuale.
In base alle misure di diossine effettuate su campioni di sangue delle mamme e del cordone ombelicale e nel latte materno, si sono individuati i soggetti maggiormente esposti a diossina tra 160 bambini e bambine che hanno partecipato allo studio.
L'oggetto di studio è stato il comportamento di questi bambini durante il gioco e il risultato è stato che una maggiore esposizione a diossine durante l' allattamento, produce una maggiore frequenza dei giochi "femminili", sia nei maschi che nelle femmine.
Esposizione a diossine e sviluppo puberale
Duecento adolescenti residenti in Belgio, in due zone periferiche inquinate ed in una zona rurale di controllo, hanno partecipato a questa indagine che ha controllato l' andamento del loro sviluppo puberale. Analisi del sangue hanno permesso di valutare l' entità della loro esposizione a diossine.
Nel quartiere vicino a due inceneritori, lo sviluppo puberale dei maschi è risultato statisticamente più lento. Analogo fenomeno nelle ragazze (ritardato sviluppo del seno) che abitavano questo stesso quartiere.
Il maggior rallentamento nello sviluppo puberale di maschi e femmine si è registrato nei soggetti con più alta concentrazione di diossina nel sangue.
Esposizione a diossine e sesso dei figli.
L'esposizione a diossine di 200 lavoratori russi impiegati nella produzione di erbicidi è stata valutata, misurando la concentrazione di questi composti nel loro sangue.
La loro esposizione a diossine risultava maggiore di 30 volte rispetto al resto della popolazione non esposta professionalmente.
Nella prole dei lavoratori esposti si è constatata una prevalenza di figlie femmine rispetto ai figli maschi, significativamente diversa dal rapporto maschi/femmine nella prole di un gruppo di controllo non esposto a diossine.
I pareri della Commissione Europea sull'incenerimento dei rifiuti.
Con riferimento a questi ed altri studi, l'Unione Europea ha già prodotto diversi documenti sull' incenerimento dei rifiuti che, tuttavia i nostri governi sembrano ignorare. Riportiamo alcuni passi significativi:
Comunicazione della Commissione al Consiglio
Strategia comunitaria sulle diossine 2001/C322/02
Direttiva 2000/76/CE sull' incenerimento dei rifiuti.
Misure più restrittive dovrebbero ora essere adottate per la prevenzione e la riduzione dell' inquinamento atmosferico provocato dagli impianti di incenerimento di rifiuti urbani e le direttive attuali (89/369/CEE) dovrebbero pertanto essere abrogate.
Conclusioni
Se l'esposizione a diossine presenta i problemi segnalati e può essere un reale fonte di rischio per la nostra salute anche a dosi molto basse, quale senso ha, per l'Italia, imbarcarsi in quest'avventura?
Non hanno insegnato nulla i disastri economici ed ambientali di Francia, Belgio e Giappone (peraltro abilmente ignorati dalla stampa nostrana) che hanno dovuto spegnere decine d'impianti d'incenerimento, responsabili di grave inquinamento di terreni e di alimenti e che hanno dovuto affrontare costi enormi per ammodernare centinaia di altri impianti, incapaci di rispettare limiti di emissione più restrittivi di quelli esistenti al momento della loro costruzione (anni 70- 80)?
Siamo sicuri che a fronte dei nuovi risultati sperimentali sugli effetti sanitari delle diossine non si dovranno fissare limiti ancora più restrittivi ?
Non è una fortuna per il nostro paese non avere privilegiato, fino ad oggi, l'incenerimento per gestire i nostri rifiuti e non aver quindi vincoli occupazionali ed economici per intraprendere nuove ed innovative vie per risolvere alla radice il problema rifiuti, senza ricorrere all' incenerimento?
La realizzazione in Italia di un centinaio di nuovi inceneritori, anche se meno inquinanti di quelli che erano "gioielli della tecnica" solo pochi anni or sono, inevitabilmente, aumenterebbe la quantità di diossine prodotte dal nostro paese come pure la dose giornaliera di diossine assunta dalla nostra gente attraverso gli alimenti ed il latte materno.
Questa scelta vanificherebbe i risultati ottenuti anche nel nostro paese, nella lotta contro le diossine. Infatti, in tutta Europa la chiusura di produzioni inquinanti, i miglioramenti tecnici introdotti nella produzione d'acciaio, l'uso esteso di marmitte catalittiche, hanno ridotto significativamente le emissioni di diossine e contemporaneamente la contaminazione dei nostri cibi.
Che senso ha aggiungere questo ulteriore rischio, quando non siamo assolutamente obbligati ad incenerire i nostri cosidetti rifiuti? (http://www.village.it/italianostra/pianorif/index.html)
village.it, Federico Valerio