La Sicilia, 19 Febbraio 2005, Cronache di Caltanissetta e provincia

Domani si parlerà delle città regie siciliane con l’intervento di due docenti universitari. Il «libro rosso» degli antichi documenti

Sutera celebra la demanialità

SUTERA. Anche quest’anno il Comune di Sutera celebra i fasti della sua «Demanialità» con un convegno sulle città regie siciliane e con un concerto di musica classica all ’insegna della riflessione culturale e della sobrietà. Ospiti della manifestazione il prof. Marcello Saija e la dottoressa Luigia Furnari dell’Università di Messina, e l’architetto Luigi Maria Gattuso della Soprintendenza BCA di Caltanissetta.
   Gero Difrancesco, sindaco e cultore di storia locale, nel presentare l’iniziativa comunale ha messo in evidenza il ruolo che le città demaniali svolsero nel Quattrocento siciliano per frenare lo strapotere dei baroni e dei feudatari.
   «Sutera - dice il sindaco - ebbe l’appellativo di "ingens ac subtilissima civitas", e nel parlamento di Siracusa del 1398 sedette nel 37° posto. Diverse volte i giurati di Sutera dovettero appellarsi al viceré per bloccare il Mero e Misto impero concesso ai possessori di feudi del suo territorio e diverse vertenze ebbero a sostenere per garantire l’esercizio degli usi civici agli abitanti dell’universit à (del comune). In una petizione del 1528 diretta a Carlo d’Asburgo e alla regina Giovanna, il magnifico Orlandino di Paulino lamentava che nel consiglio dell’universit à invece di intervenire trenta persone "li plui abili, principali idonei, cittadini e sufficienti" intervenivano i forestieri "rustici et ignari" con grave nocumento all’efficacia dell’azione amministrativa». «Notevole pregio ed importanza - continua il primo cittadino - riveste il rescritto di Carlo V che dietro donativo della città di 18.000 fiorini revoca la vendita del territorio comunale al barone di Capaci don Girolamo di Bologna».
   Il più antico documento cartaceo che attesta la demanialità di Sutera risale al 21 febbraio 1398 durante il regno di Martino I che, dichiarato fellone il conte Guglielmo Raimondo di Montecateno, ultimo dei feudatari che la possedettero dopo Ruggero de Scandolfo e i Chiaramonte, ricondusse la città al regio demanio «ad demanium reducta». Un antico cartulario con copertina in pergamena che di recente è stato restaurato a cura della Sovrintendenza BCA di Caltanissetta su cui svolgerà il suo intervento l’architetto Gattuso, racchiude i più antichi documenti della città demaniale che vanno dalla fine del Quattrocento alla abolizione della feudalità del 1812. Sui «Privilegia civitatis Sutere » (questa è la denominazione apposta sul dorso del cartulario) si è concentrata l’attenzione dell’Università di Messina che con la dottoressa Furnari ed il professore Saija ha intrapreso un lavoro di ricognizione sui documenti (libri rossi) in possesso delle città demaniali. Chiuder à i convegno il duo Fagone - Licalsi con un concerto.
   

Roberto Mistretta



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